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Lettura: Nazionale Italiana: l’impronta che manca
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Goalnews24 > Blog > Ultim'ora > Nazionale Italiana: l’impronta che manca
Ultim'ora

Nazionale Italiana: l’impronta che manca

Antonio Izzo
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2025 2:49 pm
Antonio Izzo
5 Min Lettura
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Italia, nazionale
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Molto interessante il punto sollevato da Bergomi a Sky Sport circa la mancanza di un’impronta tattica della nazionale. Effettivamente nelle prime gare abbiamo assistito ad una variabilità di formazioni piuttosto accentuata che forse non permette ai giocatori di assimilare un sistema di gioco da poter proporre contro chiunque. Con Gattuso, il 4-3-3 sembra essere il punto di partenza preferito. Ma non sono mancate le sperimentazioni:  In alcune partite ha usato anche un 4-4-2 o un 4-2-3-1, fino ad arrivare al 3-5-2 di ieri.

Contents
  • I moduli prediletti da Gattuso
  • Gattuso contro i dogmi, limite o vantaggio?
  • La mancanza di “materia prima”

I moduli prediletti da Gattuso

Nelle sue prime uscite sulla panchina azzurra, Gennaro Gattuso ha mostrato una notevole flessibilità tattica, alternando diversi moduli senza mai irrigidirsi su un’unica soluzione. La base di partenza è stata spesso il 4-3-3, il sistema che gli consente di occupare il campo in modo equilibrato sfruttando intensità, corsa e pressing alto: caratteristiche che rappresentano da sempre la sua idea di calcio. In questo assetto, Donnarumma è rimasto il faro tra i pali, mentre la linea difensiva ha visto l’alternanza dei soliti cardini — Di Lorenzo, Bastoni, Mancini, Dimarco o Calafiori — con il compito di iniziare l’azione dal basso attraverso una costruzione pulita ma verticale. A centrocampo Gattuso ha puntato su giocatori dinamici e capaci di coprire molto campo: Barella, Tonali e Frattesi sono frequentemente stati utilizzati come perno di un reparto che deve garantire sia aggressività sia qualità nel recupero e nella trasmissione della palla. In attacco, nelle prime partite ha spesso scelto un tridente mobile con Orsolini e Zaccagni larghi e Scamacca riferimento centrale, una soluzione pensata per allargare le difese avversarie e liberare spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Tuttavia, già nelle primissime settimane ha iniziato a introdurre varianti. In alcuni incontri o nelle fasi iniziali di preparazione, Gattuso ha testato anche il 4-2-3-1, utile per valorizzare un trequartista alle spalle della punta e per garantire maggior compattezza in fase difensiva. Ancora più significativa è stata l’apertura al 3-5-2, provato in allenamento e utilizzato come alternativa nelle partite più delicate come quella di ieri: un sistema pensato per rendere più stabile la fase di non possesso e consentire ai braccetti di difesa.

 

Gattuso contro i dogmi, limite o vantaggio?

Nel complesso, le prime gare dell’Italia sotto la sua guida raccontano un CT che non vuole imporre un dogmatismo tattico. Le formazioni cambiano, i principi rimangono: pressing alto, disciplina, spirito di gruppo e disponibilità al sacrificio. Questa impostazione gli ha permesso di adattarsi rapidamente agli avversari e alle caratteristiche dei giocatori convocati, cercando sempre la soluzione più funzionale e non quella più “bella” sulla carta. Il limite sta forse nella incapacità di memorizzare un sistema di gioco con automatismi e movimenti preimpostati dagli interpreti.

La mancanza di “materia prima”

Come più volte evidenziato anche dalla Redazione, l’Italia soffre una sostanziale carenza di profili adatti a giocare in competizioni internazionali: il frutto di scelte dei club che tendono a sottovalutare il potenziale dei giovani optando per calciatori esteri, anche della stessa età, ma con più esperienza. La quota di italiani nella Serie A, in termini di minuti giocati, è di circa 34-35%. Questo implica che circa 2/3 del minutaggio della massima serie italiana é coperto da giocatori stranieri. Il campionato italiano, inoltre è sostanzialmente formato da giocatori stagionati:L’età media in Serie A (secondo il report PwC) è 26,7 anni. Un “paese per vecchi” che non favorisce il turnover con calciatori giovani. Per fare un esempio differenziante, in Premier il Chelsea di Maresca é sceso in campo in Champions contro l’Ajax (vincendo per 5-0) con una formazione la cui media età si aggirava attorno ai 20 anni. Una cosa impensabile in Italia. Occorre una rivoluzione culturale che parta anche dalla Lega, al fine di incentivare (anche con meccanismi economici) l’impiego di calciatori italiani nella massima serie, sperando di poter ancora contare su un campionato che si annoveri tra i primi 5 d’Europa.

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Tag:EditorialeGennaro GattusoItalia
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DaAntonio Izzo
Antonio vive a Campobasso ed è reporter per Goalnews24 sui principali campionati di calcio europei. Da analista esperto, segue principalmente le sfide della Serie A, concentrandosi su tattica e momenti chiave dei match disputati.
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