Josè Mourinho si appresta a rivivere il privilegio di allenare quello che rappresenta il club più prestigioso al mondo. Un ritorno carico di aspettative, che riporta alla mente moltissimi episodi della tormentata ultima stagione vissuta al Real dal portoghese nel lontano 2013, al culmine di un triennio logorante, fatto di tensioni interne e di confronti accesi contro il Barcellona di Messi, rivale in tutte le competizioni.
Il documentario di Netflix su Mourinho, ha fatto emergere nuovi dettagli sul rapporto turbolento creatosi con lo spogliatoio e, in particolare, con Iker Casillas.
La frattura con lo spogliatoio fu certificata proprio dall’emarginazione dello storico portiere spagnolo, ritenuto tra i più iconici del club madrileno.
Dopo la lunga trafila nelle giovanili del Real, Iker ha fatto parte della prima squadra dal 1999 al 2015. Nel 2013, Casillas era dunque una leggenda per tutto l’ambiente. Ebbene, Mourinho decise di relegarlo alla panchina nella parte finale della stagione 2012/2013, arrivando a non fargli disputare perfino la finale di Coppa del Re contro l’Atletico, preferendogli Diego Lopez.
Cosa portò Mourinho ad escludere Casillas? Diverse dinamiche e concause.
Una squadra di “viziati”
Mourinho stesso premette che si trovò di fronte a una squadra di “viziati”, che eleggeva quale portavoce il capitano Casillas. Queste le richieste del portiere avanzate all’allenatore in quel periodo:
- più giorni di vacanza per i calciatori occupati con gli impegni con le rispettive nazionali;
- cambiamento orari degli allenamenti in per permettere raggiungimento del centro sportivo in fasce orarie con loco traffico;
- abolizione dei ritiri pre-match in hotel.
Il primo attrito fu proprio dovuto all’ingerenza del capitano nelle scelte tecniche che competevano a Josè Mourinho.
Il tradimento consumatosi
Il principale motivo che portò all’esclusione fu il “tradimento” da parte dei giocatori della nazionale spagnola.
Molti calciatori di Real e Barcellona si trovavano ad essere compagni di squadra nella nazionale spagnola. Secondo Mourinho, tuttavia, bisognava tenere alta la rivalità dentro e fuori dal campo, interrompendo ogni tipo di contatto con i colleghi del Barcellona.
“In nazionale baci chi vuoi, ma non ora”,
le parole utilizzate da Mou per esprimere la sua opinione al riguardo.
L’accusa principale che sembra trapelare nel programma realizzato da Netflix, sembra essere l’eccessiva vicinanza di Casillas ai connazionali blaugrana: Il portiere avrebbe infatti creato quel ponte tra Real e Barcellona che mal si addiceva al clima di guerra agonistica che Josè Mourinho intendeva costruire per perseguire gli obiettivi blancos.
“da capitano della nazionale, mi trovavo in una posizione scomoda”
ammette Casillas nella serie Netflix.
Così il portiere chiamò infatti Xavi per rinsaldare il rapporto tra connazionali, i quali erano rivali con le rispettive squadre di club su tre fronti: Liga, coppa di lega e Champions League.
“Ogni partita era una finale…questione di vita o di morte”
invece le parole di Marcelo che ben fotografano la situazione di quell’annata.