La Spagna rompe con la propria tradizione calcistica più radicata e lo fa nel modo più clamoroso possibile. Nella lista dei 26 convocati diramata dal ct Luis de la Fuente per i Mondiali 2026 non compare nemmeno un giocatore del Real Madrid: un evento senza precedenti nella storia della Roja.
Una scelta destinata a far discutere, perché il club blanco ha rappresentato per decenni la colonna vertebrale della nazionale spagnola, dai tempi di Iker Casillas e Sergio Ramos fino alle generazioni più recenti. Stavolta, invece, il commissario tecnico ha voltato pagina in maniera netta, affidandosi soprattutto al nuovo ciclo targato Barcelona.
Una decisione storica
Mai, in una fase finale del Mondiale, la Spagna era scesa in campo senza almeno un rappresentante del Real Madrid. Persino nelle epoche di transizione o nei momenti più difficili della nazionale, un madridista aveva sempre trovato spazio nella lista definitiva.
Questa volta no.
L’esclusione più rumorosa riguarda Dani Carvajal, simbolo dell’esperienza e uno dei leader storici dello spogliatoio. Il terzino non è riuscito a convincere de la Fuente, che ha preferito puntare su profili più giovani e dinamici.
Fuori anche Dean Huijsen, uno dei nomi emergenti più seguiti negli ultimi mesi, ma evidentemente non ancora ritenuto pronto per un torneo di questa portata.
La Spagna parla blaugrana
A dominare la spedizione spagnola sarà invece il blocco del Barcellona. La nuova Roja ruota attorno al talento di Lamine Yamal, già considerato il volto del futuro del calcio europeo. Accanto a lui ci saranno Pedri, Gavi e Dani Olmo, giocatori che incarnano il calcio tecnico e associativo che il ct vuole proporre.
La sensazione è che de la Fuente abbia scelto continuità tattica e identità di gioco rispetto al peso della tradizione. Una rivoluzione vera, che certifica anche il cambio di equilibri nel calcio spagnolo degli ultimi anni.
Le polemiche in Spagna
La notizia ha inevitabilmente acceso il dibattito sui media iberici e tra i tifosi. Una parte dell’opinione pubblica considera la scelta coraggiosa e coerente con il rendimento recente dei giocatori; un’altra la interpreta come una bocciatura troppo dura nei confronti del Real Madrid.
Sui social il tema è diventato immediatamente virale. I tifosi madridisti parlano di “umiliazione storica”, mentre i sostenitori della Roja sottolineano come la nazionale debba premiare esclusivamente forma fisica e rendimento.
De la Fuente, dal canto suo, ha cercato di spegnere le polemiche:
“Io non guardo il club di appartenenza. Scelgo i giocatori che ritengo più adatti al progetto tecnico della nazionale.”
Parole che però non bastano a placare una discussione destinata a proseguire almeno fino all’inizio del torneo.