Come da previsioni, Gabriele Gravina si è dimesso dalla carica di Presidente della FIGC quest’oggi, a valle dell’assemblea federale.
Il comunicato
La FIGC ha comunicato ufficialmente le dimissioni di Gravina, avvenute durante la riunione odierna con le varie componenti federali: “A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma”.
Le (con)cause
Già in precedenza Gravina era stato criticato per molte questioni riguardanti il tema dell’arbitraggio. L’eliminazione contro la Bosnia e le critiche di alcuni esponenti del mondo politico (tra i quali soprattutto il Ministro dello Sport Andrea Abodi) e calcistico (Aurelio De Laurentiis) hanno ulteriormente inasprito il clima intorno a lui, che così si è convinto a farsi da parte.
Decisiva la riunione con le componenti federali
Gravina aveva indetto per oggi una riunione con le componenti federali, ovvero i rappresentati di Serie A, Serie B, Lega Pro Lega Nazionali Dilettanti, Asso allenatori e calciatori, per tracciare la strada da intraprendere. Ebbene, proprio durante tale riunione, ha “anticipato” le proprie dimissioni. Infatti, giova ricordare che, in conferenza dopo l’eliminazione contro la Bosnia, Gravina aveva dichiarato di voler restare ancora in carica, rimettendo la decisione sulle sue dimissioni alla futura riunione del Consiglio federale. Queste le parole pronunciate a caldo dopo la sconfitta contro la Bosnia: “Per me la parte tecnica è da salvaguardare al 100%, mentre per la parte politica c’è un Consiglio Federale per la settimana prossima e faremo valutazioni al nostro interno. Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni al quale sono abituato negli ultimi tempi, ma le valutazioni spettano di diritto al Consiglio”.