Una disfatta sportiva che si trasforma immediatamente in caso politico. L’eliminazione dell’Italia per la terza volta consecutiva dalla corsa al Mondiale apre una crisi profonda, che va ben oltre il campo e investe direttamente i vertici della Federazione.
A poche ore dalla sconfitta maturata contro la Bosnia, il Presidente federale Gabriele Gravina si presenta in conferenza stampa con una linea chiara: nessun passo indietro. “Capisco la richiesta di dimissioni, ci sono abituato. Ma non mi dimetto”, afferma, rivendicando la necessità di proteggere la struttura tecnica. Una posizione che punta a separare le responsabilità sportive da quelle istituzionali, ma che difficilmente basterà a placare le critiche. Tutto rimandato “al prossimo Consiglio Federale”.
Gravina conferma inoltre di aver chiesto a Gennaro Gattuso e Gianluigi Buffon di restare, sottolineando come, a suo avviso, il lavoro tecnico debba essere salvaguardato. Tuttavia, il fronte politico si prepara al confronto: è già stato annunciato un Consiglio Federale per la prossima settimana, che si preannuncia tutt’altro che formale.
Di tono diverso le parole di Buffon, oggi capo delegazione della Nazionale, che non nasconde la delusione: “La mia missione era riportare l’Italia al Mondiale, e non ce l’abbiamo fatta”. L’ex portiere sceglie una linea di responsabilità, pur senza decisioni immediate sul proprio futuro: “La stagione finirà a giugno e fino ad allora è corretto dare la mia disponibilità. Poi servirà tempo per fare le valutazioni giuste”.
Insomma, a caldo nessuno sembra disposto a fare un passo indietro, mentre le pressioni della nazione verso un passo indietro dei vertici crescono vertiginosamente.