All’indomani della dolorosa sconfitta degli azzurri contro la Bosnia, la sensazione che filtra dagli apparati istituzionali è che nessuno abbia ancora compreso la portata della disfatta. Le mancate dimissioni del Ct, così come quelle di altri protagonisti lasciano pensare a una generale sottovalutazione della crisi in atto. Mai qualche anno fa avremmo pensato di trovarci a commentare l’ennesima mancata qualificazione ai mondiali per una nazionale, come quella azzurra, che è seconda al mondo per numero di titoli conquistati (pari merito con la Germania). La storia dell’Italia la conosciamo tutti, è stata scritta da personaggi del calibro di Gigi Riva, da Gaetano Scirea, da Franco Baresi, da Marco Tardelli, da Paolo Rossi, e potremmo citarne molti altri dell’ultimo secolo. Iniziamo a conoscere bene e ad abituarci anche alla mediocrità dell’ Italia di oggi. I risultati, purtroppo, inchiodano tutti, dai singoli giocatori all’intero staff tecnico. Non si può e non si deve sottovalutare la progressiva deriva della nazionale italiana verso un fallimento che non è più episodico, ma cronico. Come ha lucidamente ricostruito Fabio Caressa nel corso della trasmissione di Sky di ieri sera (e come aveva già presagito molti anni fa in occasione del mondiale “Brasile 2014”) , vanno ripensati i settori giovanili, vanno promosse le iniziative dei club dilettantistici che sono sempre più ‘poveri’ ma che, allo stesso tempo, sono l’alveare in cui maturano i futuri calciatori professionisti italiani. Vanno compiute scelte difficili e impopolari ma necessarie, per far sì che la Serie A sia popolata da connazionali: circa 2/3 dei calciatori della Serie A è straniero! Come si può pensare di selezionare campioni in un ventaglio di possibilità così ridotto e limitato? I giovani professionisti italiani sono sempre più ai margini, surclassati dai colleghi stranieri ben presentati confezionati da intermediari pronti a fiutare l'”affare”. Il quadro della situazione è molto complesso e urge un cambiamento radicale se si vuole tentare di invertire la rotta.