Rolando Mandragora ha gelato il pubblico dello J Stadium di Torino nella 37a giornata di Serie A con un gol bellissimo da fuori area. Una rete da ‘cineteca’ che solo i fuoriclasse possono pensare e realizzare. Sulle qualità del centrocampista la Redazione si è già spesa in passato, evidenziando le qualità eccelse: ha un mancino invidiabile, sa calciare da lontano e segna in ogni modo: in area, fuori area, di testa, su calcio piazzato. Sa inoltre ricoprire più ruoli, potendo agire da interno di centrocampo, da mezzala d’inserimento o anche da trequartista avanzato. In questa stagione, il ragazzo cresciuto a Scampia ha totalizzato 8 gol tra coppe e campionato. Il ritratto di un giocatore completo e maturo (ha quasi 29 anni) pronto per il salto di qualità nelle file della nazionale. Eppure il giocarore non si è mai ritagliato un ruolo in nazionale. E’ stato convocato nel 2018 e nel 2021 in nazionale maggiore, senza mai fare breccia nello schema di preferenze dei Commissari tecnici.
Il calciatore non è mai stato sotto i riflettori: ha praticato una dura gavetta. Dopo moltissimi provini in giro per l’Italia, il Genoa ha creduto in lui nel 2011. Di lì a qualche anno l’esordio in Serie A (contro la Juve) nel 2014.
La sensazione è che Mandragora paghi ancora vecchi pregiudizi o semplicemente una scarsa considerazione mediatica. Inoltre, quest’anno è stato oscurato dall’orrendo girone d’andata disputato dalla Fiorentina che, per lunghi tratti, ha galleggiato nelle ultime posizioni della classifica di Serie A.
In una nazionale “a pezzi”, perchè non ripartire (anche) da lui?