La Juventus che avrebbe dovuto aprire un nuovo ciclo rischia invece di ritrovarsi già a un bivio. Le indiscrezioni emerse nelle ultime ore raccontano di un clima sempre più teso attorno alla figura di Damien Comolli, amministratore delegato finito nel mirino dopo mesi complicati sia sul piano sportivo sia su quello relazionale.
Comolli perde consensi
Secondo quanto riportato da ‘Tuttosport’, il dirigente francese avrebbe progressivamente perso consenso all’interno del mondo bianconero. Non soltanto per risultati e strategie di mercato, ma anche per un modo di operare percepito come distante e poco empatico.
Ma sulla bilancia pesano soprattutto alcune scelte tecniche e sportive. La conferma di Igor Tudor non avrebbe dato i risultati sperati, mentre il mercato viene descritto come uno dei principali motivi di malcontento. Diversi obiettivi sfumati, investimenti discussi e una gestione dei rinnovi che avrebbe creato frizioni anche nello spogliatoio. Emblematico il caso Vlahovic, così come le operazioni considerate poco incisive rispetto alle necessità reali della squadra.
Spalletti-Comolli: due mondi diversi e lontani
Ma il nodo più delicato riguarda il rapporto con Luciano Spalletti. Sussiste una profonda incompatibilità di visione calcistica. Due idee differenti di gestione, costruzione della squadra e leadership. Una distanza cresciuta nel tempo fino a diventare difficile da ignorare. Il quotidiano torinese parla di assenza di rapporti e di lingue calcistiche diverse.
Spalletti avrebbe chiesto maggiore chiarezza tecnica e soprattutto interventi mirati sul mercato già da mesi. In particolare, il mancato arrivo di un attaccante “fisico”, ritenuto prioritario avrebbe rappresentato uno dei punti più critici. L’allenatore, forte anche del saldo rapporto con John Elkann, non avrebbe più intenzione di accettare compromessi o situazioni lasciate a metà.
Ecco perché la sensazione è che alla Juventus non sia in discussione soltanto un dirigente, ma l’intera direzione del progetto. In meno di un anno Comolli aveva costruito una rete di collaboratori e uomini fidati in più aree del club: dall’area tecnica alla comunicazione. Un eventuale ridimensionamento o addio porterebbe inevitabilmente a un’altra rivoluzione interna.
Juventus: Quale identità?
Il vero interrogativo, però, resta sempre lo stesso: quale Juventus vuole diventare il club? Una società “data driven” o una struttura più tradizionale, fondata sul peso del campo e sulla centralità dell’allenatore?
Nel frattempo, i risultati non aiutano. E quando il campo vacilla, tutte le crepe societarie diventano improvvisamente più visibili. Alla Juventus il tempo per sbagliare non è mai infinito. E questa volta, più dei risultati, preoccupa la sensazione di una squadra e di una società che sembrano ancora alla ricerca di una vera identità.