L’Italia è esclusa dai mondiali 2026 per mano dalla Bosnia, dopo una lunga partita culminata ai calci di rigore in cui Pio Esposito e Cristante non hanno centrato lo specchio, regalando così la qualificazione agli avversari. La clamorosa mancata partecipazione alla competizione mondiale (la terza consecutiva) ha scatenato l’ira di un intero Paese, fino a provocare le dimissioni dei principali protagonisti di questa nazionale: Gabriele Gravina, Gianluigi Buffon e (anche se non ufficiale) vicina è la separazione anche con il Ct Gattuso. Sotto accusa non c’è solo la rosa azzurra e lo staff tecnico, ma l’intero sistema calcio italiano che non ha saputo coltivare una nuova generazione di giocatori all’altezza della sfida mondiale. Eppure la Bosnia, con pochissimo a disposizione, è riuscita a trionfare.
Ingaggi a confronto: Retegui guadagna quanto gli 11 titolari della Bosnia
Volgendo lo sguardo verso l’aspetto economico, può esser interessante mettere a confronto l’ingaggio dei calciatori italiani con quello percepito dai giocatori bosniaci dalle rispettive squadre di appartenenza.
Ebbene il risultato è clamoroso: se infatti un titolare della Bosnia guadagna mediamente 1,5 milioni a stagione (fonte dati Calcio & Finanza), l’emolumento medio riconosciuto agli italiani è di circa 6 milioni di euro. Il rapporto è dunque 1 a 4!
Osservando invece i valori massimi individuali, il compenso più alto percepito da un calciatore bosniaco equivale a quello medio dell’italiano, pari appunto a 6 milioni (si tratta del trattamento economico di Demirovic, Stoccarda). L’italiano più pagato risulta invece essere Retegui, che in Arabia percepisce circa 16 mlioni di euro, all’incirca pari al monte ingaggi dell’intero undici titolare della nazionale bosniaca (e…al netto dei bonus!).
Insomma, lungi dal pensare che la meritorietà sia necessariamente ancorata al trattamento economico del singolo professionista, facendo un’ equazione matematica, emerge che gli italiani dovrebbero essere sulla carta 4 volte più forti dei bosniaci. E invece sul campo il divario non c’è stato: un fatto che dovrebbe far riflettere sull’importanza di variabili talvolta ignorate dai più, di natura motivazionale e aspirazionale, il cui peso, evidentemente, pende dalla parte della Bosnia!