Il terremoto istituzionale seguito alla sconfitta dell’Italia in Bosnia è stato immediato: Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza federale, seguito dal commissario tecnico Gennaro Gattuso e dal capo delegazione Gianluigi Buffon. Una rivoluzione ai vertici che certifica la gravità del momento e apre a una rifondazione totale del progetto azzurro.
In questo scenario, prende quota anche l’ipotesi di un possibile subentro di Giovanni Malagò alla guida della Federazione: una figura di garanzia che potrebbe favorire una scelta forte e immediata per la panchina. Ed è proprio in questa direzione che il nome di Conte acquista ulteriore peso.
L’ex commissario tecnico, già protagonista sulla panchina azzurra tra il 2014 e il 2016, non ha mai nascosto il desiderio di tornare alla guida dell’Italia. La sua capacità di ricostruire gruppi solidi e competitivi viene vista come una possibile soluzione per rilanciare una Nazionale apparsa fragile e priva di identità nell’ultima uscita.
Secondo la ‘Gazzetta dello Sport’ anche Aurelio De Laurentiis non si opporrebbe a un eventuale approdo di Conte in azzurro, qualora si concretizzasse un’offerta ufficiale. Un segnale che potrebbe facilitare un’operazione tutt’altro che semplice, ma sempre più concreta nelle ultime ore.
Resta invece più defilata la posizione di Roberto Mancini, il tecnico che aveva riportato l’Italia sul tetto d’Europa. Sul suo nome pesano ancora interrogativi legati al suo addio e a una lunga assenza dal calcio italiano.
La disfatta contro la Bosnia potrebbe dunque rappresentare uno spartiacque decisivo: tra dimissioni eccellenti e possibili nuovi equilibri ai vertici federali, la FIGC riflette. E Antonio Conte, oggi più che mai, sembra il profilo destinato a guidare la rinascita azzurra.