In pochi lo ammettono ma la presenza di Lapo Elkann manca alla Juventus. Non come dirigente, non come amministratore. Manca come simbolo. Manca come icona. Manca come juventino.
In questi anni la Juventus ha cercato di ricostruire credibilità, equilibrio e struttura. Sul piano manageriale, John Elkann ha garantito solidità, controllo, ma quanto a risultati sportivi si è raccolto davvero poco. John rappresenta indubbiamente la figura della razionalità, della governance, della responsabilità industriale.
Ma la Juventus non vive soltanto di bilanci e presidi istituzionali. Vive anche di identità, appartenenza, emozione e sensibilità agonistica. Vive di quella “juventinità” che il popolo bianconero oggi fatica a percepire.
Per questo l’assenza di Lapo pesa.
Per anni è stato il volto più passionale della famiglia Agnelli-Elkann: viscerale, innamorato della Juve e amatissimo dai tifosi bianconeri. Una figura capace di parlare da tifoso prima ancora che da membro della famiglia proprietaria. E proprio questa spontaneità lo rendeva vicino alla gente.
Oggi, invece, quella connessione sembra essersi spenta. Le sue apparizioni legate alla Juventus sono diventate rarissime. Anche allo stadio, dove un tempo la sua presenza rappresentava quasi un termometro emotivo del momento bianconero, Lapo non si vede più da tempo. Una delle sue ultime esternazioni pubbliche risale al 2023, quando condannò senza troppi giri di parole la ‘cacciata’ di Marotta:
“Dopo la sua uscita abbiamo perso tanto, ci vogliono figure forti, capaci e che capiscano di calcio per riportarci ai più alti livelli.
A distanza di anni, come dargli torto!?
La Juve di Luciano Spalletti — una squadra che sta cercando di ritrovare anima, carattere e spirito competitivo — avrebbe bisogno anche di figure capaci di trasmettere calore, senso di appartenenza e orgoglio juventino.
Le corde emotive che Spalletti è solito toccare nei calciatori e nell’ambiente, suonano il medesimo spartito di Lapo Elkann.
Non si tratta di chiedere a Lapo un ruolo operativo. Né una poltrona. Né una funzione tecnica. Si tratta di qualcosa di più semplice e forse più importante: tornare a far sentire la vicinanza della famiglia alla squadra e ai tifosi anche sul piano umano ed emotivo. Cosa che veniva molto bene all’”Avvocato”.
John Elkann può rappresentare il cervello manageriale della Juventus. Ma Lapo, più di chiunque altro, potrebbe ancora rappresentarne il cuore.