Juve, la notte di Roma non passa mai: reunion a Viareggio per i campioni del ’96
Trent’anni dopo, l’emozione è ancora la stessa. A Viareggio si sono ritrovati alcuni dei protagonisti della Juventus che nel 1996 conquistò la Champions League a Roma contro l’Ajax, scrivendo una delle pagine più gloriose della storia bianconera. Un pranzo tra amici, ricordi e sorrisi, ma anche un modo per celebrare un’impresa rimasta scolpita nella memoria dei tifosi.
All’indomani della sconfitta europea a Istanbul, un gruppo di ex campioni ha deciso di ritrovarsi in Toscana per fare visita al loro condottiero di allora, Marcello Lippi. Una rimpatriata semplice, senza clamori, ma ricca di significato.
Da Del Piero a Ravanelli: i protagonisti presenti
All’incontro hanno partecipato diversi simboli di quella squadra leggendaria: Fabrizio Ravanelli, Massimo Carrera, Angelo Peruzzi, Gianluca Pessotto, Michele Padovano, Ciro Ferrara, Alessandro Del Piero, Moreno Torricelli, Angelo Di Livio, Michelangelo Rampulla e Sergio Porrini.
Un gruppo che rappresenta l’anima operaia e vincente della Juventus di metà anni ’90, quella costruita sulla solidità difensiva, sull’organizzazione tattica e sul talento di un giovane Del Piero, destinato a diventare una bandiera.
Il ricordo della notte dell’Olimpico
Il pensiero di tutti è tornato a quella sera del 22 maggio 1996 allo Stadio Olimpico di Roma. Dopo l’1-1 nei tempi regolamentari, la finale contro l’Ajax si decise ai calci di rigore. L’errore di Davids e la trasformazione decisiva di Jugovic consegnarono alla Juventus la seconda Coppa dei Campioni della sua storia.
Un trionfo che rappresentò l’apice del ciclo di Lippi e che, ancora oggi, resta uno dei momenti più iconici per il popolo bianconero.
Amicizia e memoria
La rimpatriata di Viareggio non è stata soltanto un tuffo nel passato, ma anche la dimostrazione di un legame rimasto intatto nel tempo. Tra aneddoti, battute e fotografie, i protagonisti del ’96 hanno rivissuto le emozioni di una stagione irripetibile.
Perché certe vittorie non invecchiano mai. E a trent’anni di distanza, quella Juventus continua a essere un simbolo di carattere, gruppo e spirito vincente