Il Tottenham di Roberto De Zerbi è partito con il piede sbagliato. Un solo punto conquistato nelle prime tre giornate di Premier League, zero gol segnati e una squadra ancora alla ricerca di un’identità dopo un mercato da oltre 300 milioni di sterline. Gli Spurs hanno perso contro Brentford e Newcastle, prima di pareggiare 0-0 con il Nottingham Forest: una partenza che mette già il tecnico italiano sotto pressione.
E proprio nel momento più delicato, a Londra è esplosa anche la grana Richarlison. Un caso che rischia di trasformarsi in una vera e propria guerra a distanza tra l’attaccante brasiliano e De Zerbi, con dichiarazioni sempre più dure, un giocatore fuori rosa e persino la possibilità di un contenzioso legale.
Il caso Richarlison
Il rapporto tra Richarlison e il Tottenham si è rotto durante l’estate. Secondo la ricostruzione di De Zerbi, il brasiliano avrebbe comunicato fin dall’inizio della preparazione la volontà di lasciare il club. L’allenatore ha quindi deciso di puntare su chi fosse realmente motivato a restare, chiedendo alla società di intervenire sul mercato per rinforzare l’attacco.
Il problema è che la cessione non si è concretizzata. Dopo le voci sul Trazponspor Richarlison avrebbe rifiutato una proposta dell’Everton prima della chiusura del mercato inglese, mentre successivamente si è fatto avanti anche il Vasco da Gama. Una destinazione particolarmente gradita al giocatore, che avrebbe però rifiutato l’offerta pluriennale del club brasiliano.
Il risultato è un paradosso: Richarlison è rimasto al Tottenham, ma è stato escluso dalla lista per la Premier League. Una situazione che lo costringe, di fatto, a vivere da separato in casa.
De Zerbi: «Ha deciso tutto lui»
Il tecnico italiano ha respinto con forza l’idea di essere il responsabile dell’esclusione del brasiliano.
«Richarlison ha deciso tutto da solo. Mi ha parlato all’inizio della pre-season e mi ha detto che la sua idea e il suo desiderio erano di partire».
De Zerbi ha spiegato di voler lavorare soltanto con giocatori convinti del progetto Tottenham: «Voglio tenere solo i giocatori che vogliono restare, che sono orgogliosi e hanno la giusta passione per stare qui».
Una posizione ribadita anche nei giorni successivi, quando il tecnico ha sostanzialmente preso le distanze dall’intera vicenda: «So quello che ha fatto il club per Richarlison e quello che Richarlison ha fatto per il club negli ultimi mesi».
La replica del brasiliano
Richarlison, però, ha fornito una versione completamente diversa. Attraverso i social ha fatto capire di non voler accettare passivamente una situazione che considera ingiusta.
Il brasiliano ha parlato di decisioni prese da altri sul suo futuro, di pressioni, minacce e ritorsioni, lasciando intendere di aver vissuto negli ultimi anni situazioni particolarmente difficili.
E soprattutto ha chiarito la propria posizione sul Vasco da Gama: il club brasiliano era diventato la sua «squadra del cuore», quella della famiglia e del nonno. Richarlison ha raccontato di essere stato vicinissimo alla firma e di aver comunicato fin dall’inizio a Pedrinho e Felipe di voler giocare per il Vasco almeno fino a dicembre.
Secondo il suo racconto, però, anche il Tottenham avrebbe superato il limite temporale per permettere alla trattativa di andare a buon fine.
E adesso arriva la partita più delicata
Il quadro è quindi tutt’altro che sereno. Da una parte un Tottenham costruito con investimenti pesanti e ancora incapace di segnare in Premier League; dall’altra un allenatore che deve trovare rapidamente risultati e identità.
In mezzo, il caso Richarlison continua a bruciare. Il brasiliano è fuori rosa, il mercato europeo non gli ha permesso di trovare una nuova destinazione e il suo entourage valuta anche iniziative legali contro il Tottenham. Secondo quanto riportato da fonti brasiliane e da talkSPORT, sarebbero già stati avviati contatti con la FIFA per cercare una soluzione alla situazione contrattuale.
De Zerbi, intanto, prova a guardare avanti. Ma la guerra delle dichiarazioni è ormai cominciata. E con un Tottenham ultimo o comunque invischiato nelle zone basse, il tecnico italiano avrebbe probabilmente bisogno di tutto tranne che di un nuovo fronte aperto all’interno dello spogliatoio.