Luciano Spalletti ha partecipato al Festival dello Sport di Trento in qualità di ospite. Selezioniamo le più importanti dichiarazioni dell’ex Ct che non si è affatto risparmiato affrontando anche alcune questioni delicate.
Sull’addio al Napoli
Ha avuto modo di parlare, tra le altre cose, anche della sua esperienza al Napoli, dove ha allenato per due anni e vinto il terzo scudetto della storia del club partenopeo.
In particolare, sull’addio:
“Per me era diventato difficile perché il presidente aveva preso il sopravvento, non mi ha mai parlato di un rinnovo o di un qualsiasi regalo per far vedere che mi voleva bene. Ha agito in modo prepotente con la prelazione sul rinnovo e ho deciso di non rimanere, anche a costo di non poter allenare come da contratto. L’anno dopo ha creduto di poter gestire la situazione da solo, è andata com’è andata e ha dovuto scegliere un altro allenatore forte, che avesse la personalità che Napoli richiede”.
Il fallimento con la Nazionale
Il mea culpa di Spalletti:“In Nazionale ho cercato di trasferire il mio modo di essere e forse ho sbagliato. E i giocatori a volte non sono andati bene. Invece forse c’era bisogno di più leggerezza per tenere a bada le pressioni enormi. Io ho cercato di fare capire che il calcio è una cosa seria. Mi sono sempre fatto la domanda di come i giocatori avrebbero preso le mie parole”.
L’Italia andrà ai mondiali?
“L’Italia ai Mondiali ci va, sicuro. Ha giocatori forti e Gattuso sa farli giocare, alcune partite le ha vinte lui. Retegui e Kean hanno fisico e sanno creare l’azione. Ci sono 20 calciatori, ma anche 25, con cui si può costruire una squadra competitiva, Donnarumma, Di Lorenzo, Bastoni, Tonali, Barella… Ci sono tanti top. E Pio Esposito ti dà la convinzione che avremo presto un padrone dell’area di rigore, ha qualità tecniche importanti, avete visto il gol di ieri? Mi ricorda Bobo Vieri, per il tiro, i movimenti e pure perché qualsiasi cosa gli tiri addosso te la rimanda indietro pulita”.
Le ruggini con Acerbi
Luciano Spalletti ripercorre le tappe del rapporto incrinatosi con Acerbi, ricordando di averlo pre-convocato due settimane prima, per poi parlargli al telefono il giorno precedente. In quell’occasione il tecnico gli ha riconosciuto quanto dimostrato in campo: “gli ho detto che era ed è ancora uno dei più forti. Prima ho pensato di non convocarlo per dare forza a un gruppo più giovane per farlo crescere nella personalità e nella consapevolezza, ma poi il campo ha detto che era ancora forte e lo rivolevo. Lui, contrariamente a quanto mi aveva anticipato, all’indomani della finale di Champions League, mi ha mandato un messaggio dove diceva che ci aveva pensato bene e non voleva più venire in Nazionale, tirando fuori anche la questione di Juan Jesus.”
Sulla versione raccontata da Acerbi:
“Se lui si è trovato la soluzione per togliersi la responsabilità sa quello che è successo, va bene così, contento lui….”
Sugli screzi con Totti e Icardi
“Ho sempre avuto un rapporto schietto con lui, forse troppo dicendo alla Roma di gestire la situazione-Totti. Mi ha messo in difficoltà a volte? Sì, anche perché se a Roma ti metti contro il Re di Roma, vai a casa te. Ora il rapporto si è ricostruito, abbiamo fatto uno spot pubblicitario e una cosa insieme che si vedrà verso fine mese.”
Infine, l’auspicio di ricucire anche con Mauro Icardi, a tal proposito sottolinea il contesto che lo ha condizionato nel periodo migliore della sua carriera:
“Spero che succeda anche con Mauro Icardi , uno dei giocatori più forti e letali che abbia mai avuto in area di rigore, il problema era tutta la situazione che aveva intorno…”.