Il calcio italiano prepara una svolta storica sul fronte arbitrale. Dopo settimane di polemiche e proteste da parte di numerosi club di Serie A, la Figc accelera sulla riforma del sistema: il presidente federale Gabriele Gravina punta alla creazione di una vera e propria classe arbitrale d’élite autonoma e professionistica, destinata a cambiare radicalmente la gestione dei direttori di gara già dalla stagione 2026/27.
Proteste diffuse e club compatti
Le richieste di cambiamento nascono da un clima di crescente tensione attorno alle decisioni arbitrali. Gli ultimi episodi hanno infatti scontentato gran parte delle società del massimo campionato.
Il patron juventino John Elkann è intervenuto dopo il discusso episodio Bastoni-Kalulu in Inter-Juventus; il Milan ha manifestato il proprio malcontento per alcune decisioni nelle sfide contro Como e Parma; mentre il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha criticato duramente la direzione arbitrale dopo la sconfitta con l’Atalanta, soffermandosi in particolare sul doppio episodio Hien-Hojlund.
Un fronte trasversale che ha portato le big della Serie A a convergere su tre richieste principali: maggiore uniformità di giudizio, aggiornamento professionale continuo degli arbitri e una revisione strutturale del sistema delle designazioni.
L’idea: arbitri professionisti e organo indipendente
La risposta della Federazione potrebbe arrivare in tempi brevi. Oggi a Roma è in programma una riunione tecnica con i vertici arbitrali, tra cui il designatore Gianluca Rocchi e il vicepresidente Aia Francesco Massini, convocata proprio per discutere il progetto di riforma promosso da Gravina.
Il piano prevede la nascita di una società di fatto privata ma controllata al 100% dalla Figc, destinata a diventare la nuova casa degli arbitri di Serie A e Serie B. Il nuovo organismo disporrebbe di un budget annuale tra i 17 e i 18 milioni di euro, finanziato principalmente dalla Federazione con il contributo delle Leghe professionistiche.
Il Consiglio federale nominerebbe tre consiglieri d’amministrazione indipendenti, senza legami con club, Aia o Figc, con l’obiettivo di separare le valutazioni tecniche da qualsiasi influenza politica.
Nuovo modello di gestione
La struttura prevederebbe due figure chiave: un direttore tecnico, incaricato di selezionare la classe arbitrale d’élite e svolgere di fatto il ruolo di designatore, e un direttore amministrativo responsabile della gestione economica e burocratica.
L’Aia manterrebbe invece il controllo sulla formazione dei nuovi arbitri e sulla gestione delle categorie fino alla Serie C, mentre per A e B si passerebbe a un vero professionismo. Gli arbitri verrebbero inizialmente pagati a gettone e, in base alle valutazioni tecniche, potrebbero poi ottenere contratti a tempo determinato.
L’obiettivo dichiarato da Gravina è chiaro: premiare il merito e ridurre il peso delle dinamiche politiche interne, superando il sistema attuale basato sulle nomine del Comitato nazionale dell’Aia.
I prossimi passi della riforma
In queste ore, secondo la Gazzetta dello Sport, si sta tenendo a Roma un confronto tra Gravina e Rocchi. La Federazione punta ad arrivare entro un mese a una bozza definitiva da sottoporre al voto del Consiglio federale. L’intenzione è quella di varare una riforma condivisa da una larghissima maggioranza del movimento calcistico, dai club alle istituzioni sportive.
Se approvata, la nuova struttura segnerebbe una delle trasformazioni più profonde nella storia arbitrale italiana, con l’obiettivo di restituire credibilità, trasparenza e uniformità al campionato di Serie A.