Mesi fa avevamo rappresentato Guardiola come una “suggestione necessaria” per la Nazionale italiana, quasi a voler provocare una reazione d’orgoglio dopo la debacle contro la Bosnia. Di lì a poco il Ministro Abodi lasciò intendere che la pista per il top allenatore non costituiva un sogno impossibile.
A distanza di pochi mesi sono stato fatti passi concreti in questa direzione. Il dt Maldini ha incontrato con Leonardo Guardiola a Barcellona nel tentativo di sondare un eventuale disponibilità dell’allenatore basco. La notizia è che Josep Guardiola sta riflettendo su questo scenario. Le alte pretese economiche potrebbero esser rimpiazzate dall’offerta di un progetto dove avrebbe carta bianca. Una rivoluzione costruita attorno ai principi – morali e tecnici – di uno degli allenatori più iconici del calcio contemporaneo.
Metodo e credibilità
La sensazione, finalmente, che si vogliano fare le cose per bene.L’arrivo di Paolo Maldini e Leonardo ha impresso una svolta evidente. Non tanto per i nomi, già prestigiosi di per sé, quanto per il modo in cui si sta affrontando il futuro della Nazionale. Programmazione, visione e autorevolezza sono tornate al centro del progetto. Da troppo tempo il calcio italiano sembrava essersi rassegnato all’idea di dover scegliere ciò che rimaneva sul mercato, accontentandosi di profili meno ambiziosi e rinunciando a competere per i migliori.
Oggi il messaggio è completamente diverso.
L’incontro con Pep Guardiola ne è la dimostrazione più evidente. Al di là di come finirà, il fatto stesso che la Federazione abbia deciso di sedersi a un tavolo con l’allenatore più influente del calcio moderno racconta una nuova mentalità. L’Italia torna a presentarsi con la consapevolezza del proprio prestigio e con la volontà di convincere i migliori, non di ripiegare sulle seconde scelte.
È esattamente quel cambio di metodo che, nei giorni scorsi, anche Giovanni Malagò ha invocato pubblicamente. Il presidente Figc è stato chiaro: il calcio italiano deve ritrovare professionalità, competenza e un’organizzazione moderna nella scelta delle figure tecniche. Un concetto che sembra sposarsi perfettamente con il progetto costruito da Maldini e Leonardo.
Il nodo “ingaggio”
Naturalmente esiste anche un tema economico. Guardiola è uno degli allenatori più pagati al mondo e nessuno può fingere che il denaro non abbia un peso. Per convincere un tecnico di questo livello servirà inevitabilmente uno sforzo importante.
Ma sarebbe riduttivo pensare che tutto si riduca allo stipendio.
Ci piace pensare che allenatori come Guardiola, arrivati al vertice della propria professione, sono spesso attratti più dalle sfide che dai contratti. Dopo aver vinto praticamente tutto con i club, guidare la rinascita della Nazionale italiana potrebbe rappresentare una motivazione unica. Una sfida diversa, forse persino più affascinante di un altro campionato conquistato.
Se il progetto costruito da Paolo Maldini, Leonardo e dalla Federazione sarà realmente all’altezza delle aspettative, anche l’aspetto economico potrebbe passare in secondo piano. Perché i grandi allenatori cercano sì le condizioni giuste, ma soprattutto cercano la possibilità di lasciare un’eredità.
Ed è proprio questo che oggi sembra voler offrire l’Italia: non una semplice panchina, ma la possibilità di rifondare un movimento intero.
Dopo anni di improvvisazione e occasioni perdute, il calcio italiano sembra aver finalmente imboccato una strada diversa. Se Guardiola arriverà oppure no, lo sapremo presto. Ma il vero segnale è un altro: la Nazionale è tornata ad avere il coraggio di pensare in grande. E, forse, è proprio da qui che inizia ogni vera rinascita.