Nella sfida di Supercoppa tra Napoli e Milan disputatasi a Riad, match vinto dai partenopei col risultato di 2-0, è andato in scena un duro scontro che ha visto protagoniste le panchine dei rispettivi club. Il tutto è partito da un fallo al 29’, quando Rabiot ha colpito Politano mentre era a terra: la panchina azzurra è scattata chiedendo il rosso, ma l’arbitro Zufferli ha lasciato correre senza estrarre nemmeno il giallo. Da qui è seguito un battibecco prolungato tra Oriali (club manager del Napoli) e Allegri.
All’indomani del match, con un comunicato il Napoli ha stigmatizzato l’episodio condannando l’operato di Massimiliano Allegri, autore di un’aggressione senza controllo ai danni dell’ex campione del mondo. Secondo il club azzurro, l’allenatore del Milan avrebbe “pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati”. Trattasi comunque di dichiarazioni di parte: il contenuto effettivo di quello scambio verbale non è stato accertato. Fatto sta che Massimiliano Allegri non è nuovo a sceneggiate di questo tenore. Ormai celebri sono le sue sfuriate nei minuti finali di molte partite, così come lo sono le provocazioni nei confronti dello staff arbitrale, alcune delle quali sfociate in sanzioni pecuniare nei suoi riguardi. Un comportamento che obiettivamente non è da esempio, sono immagini che nessuno dovrebbe guardare e che contribuiscono ad accendere gli animi dentro e fuori dal campo. Comportamenti che possiamo definire nettamente antisportivi.
Sul comportamento, fuori e dentro dal campo, di Gabriele Oriali, c’è poco da dire. Gabriele Oriali è una figura rara nel calcio italiano ed è sempre stato simbolo di lealtà e correttezza, ricordato per la sua serietà, la lealtà sportiva e la capacità di costruire gruppi vincenti.
Gabriele Oriali, una leggenda da difendere
Nel calcio italiano, Gabriele Oriali rappresenta una figura di rara solidità e coerenza. Nato a Milano nel 1952, Oriali ha legato il suo nome a un’idea di calcio fatta di sacrificio, equilibrio e spirito di squadra, diventando un punto di riferimento sia in campo sia dietro le quinte.
Da calciatore ha vestito soprattutto la maglia dell’Inter, con cui ha conquistato due Scudetti e una Coppa Italia, imponendosi come centrocampista difensivo affidabile e rigoroso. Non era un protagonista da copertina, ma un uomo chiave nell’architettura delle squadre in cui ha giocato. Il momento più alto della sua carriera resta il Mondiale del 1982, vinto con la Nazionale italiana: Oriali fu una pedina fondamentale nello storico trionfo azzurro, esempio perfetto del calcio pragmatico e intelligente voluto da Enzo Bearzot.
Conclusa la carriera agonistica, Oriali ha continuato a vincere da dirigente, contribuendo a successi di enorme rilievo: dalla Coppa UEFA con il Parma al Triplete dell’Inter nel 2010, fino agli Scudetti con Inter e Napoli, quest’ultimo atteso per oltre trent’anni dalla città partenopea.
Quel limite da non oltrepassare
Il calcio è uno sport ad altissima tensione emotiva e gli allenatori vivono il match come protagonisti diretti: qualche protesta o discussione rientra nella normalità agonistica. Tuttavia, quando gli scontri diventano plateali, aggressivi o ripetuti, il messaggio che arriva all’esterno è negativo.
Per il pubblico – soprattutto giovani e ragazzi – questi episodi rischiano di:
- legittimare comportamenti poco rispettosi delle regole
- ridurre il valore educativo dello sport
- spostare l’attenzione dal gioco allo scontro personale
Dal punto di vista mediatico, le liti tra allenatori finiscono spesso per oscurare il contenuto tecnico della partita, trasformando il calcio in uno spettacolo polemico più che sportivo. Questo danneggia la credibilità del sistema, rafforzando l’idea di un ambiente incapace di gestire le proprie emozioni.
Detto questo, non va confusa la passione con la mancanza di rispetto. Allenatori carismatici e coinvolti possono essere una ricchezza, purché mantengano un comportamento coerente con il ruolo educativo che ricoprono. Sarebbe opportuno, in generale, maggiore autocontrollo e rispetto reciproco quando si scende in campo.