Il derby Juve-Torino, terminato a reti inviolate, ha lasciato qualche malumore nella tifoseria bianconera. La “mano” di Spalletti ancora non si vede, possiamo affermarlo con relativa certezza.
Ad oggi non si possono ancora trarre conclusioni, l’unica analisi frettolosa (che potrebbe di fatto condurre a sentenze affrettate) è quella numerica: nelle prime tre uscite con alla guida Spalletti due pareggi e una vittoria. Il modulo in campo è rimasto pressoché lo stesso utilizzato da Tudor con la difesa a tre. Si intravede comunque una più decisa volontà di accelerare il fraseggio e il giro palla e in attacco a tratti riesce ad essere più imprevedibile. A livello individuale effetti ambivalenti: Yildiz è adombrato in quanto viene naturalmente spinto più verso l’interno per far spazio alle ali di esterne che sono marcatamente più portate ad offendere; la vera innovazione è la riconfigurazione di Koopmeiners, arretrato nella difesa tre, adesso sembra aver trovato la collocazione che valorizza e ottimizza per le sue caratteristiche. La pausa nazionali aiuterà Luciano Spalletti a plasmare la propria Juve e a individuare una filosofia di gioco univoca e vincente con automatismi più oliati. Il tempo però stringe ed impone alla Juventus di invertire la rotta per aumentare la media punti che ad oggi si attesta a 1,73, un dato non in linea con gli obiettivi della squadra bianconera, almeno quelli ambiziosi a cui la proprietà ambisce.
Juventus: Spalletti non é (ancora) la panacea
Gabriele collabora con Goalnews24.it dal 2025 nell'ambito della sezione "calciomercato". Dopo la maturità classica, è entrato in simbiosi con il mondo del calcio prima da appassionato, poi partecipando alle attività redazionali di varie testate sportive.