Il brasiliano Claudio Nenè arriva il 01/08/1963 con volo da Rio de Janeiro. Appena sceso, gli chiedono l’autografo, la risposta: ”Chiedetelo ad Amarildo. C’è anche lui”. Ha un sorriso frastornato , controlla il portafoglio. Ci sono figurine, ma non dei calciatori. Sono santini: “Che faceva prima di giocare a calcio?” Candida la replica: “Aiutavo mio padre che fa l’elettricista”. “Sì, ma che faceva?” “Lo accompagnavo”. La Juventus voleva prendere il leggendario Garrincha e invece è arrivato lui. Si ritrova tutti gli occhi puntati addosso. Sembra sempre placido, riflessivo: ”Pensavo che sarei venuto in Italia l’anno prossimo. Giocare per me è stato un fatto istintivo”. Lo eleggono centravanti, ma sembra avere il passo più da mezzala e la falcata lunga, da contropiedista. Lui va sguinzagliato per gli spazi larghi, per la progressione. E con Luis Del Sol e Omar Sivori serve invece il dialogo sul breve. All’inizio è a suo agio nel 4-2-4 di Amaral. Rientra anche e duetta con il cabeza argentino. Il 29/08/1963 è fuori di sé dalla gioia. Non l’avevano mai visto così. Lui di solito ride senza capire molto d’italiano. Ripete “Tuto ben, tuto ben”. Ma quel giorno è felice, balla: finalmente ha ricevuto una lettera dei suoi genitori . Cinque gol in sei partite, capocannoniere. Anche la Juventus è prima, ma per una settimana. Cacciano via Amaral lui ci rimane male. Poi entra quasi in letargo, non segna più. Forse c’entra l’inverno oppure le poste che non recapitano lettere. Si affaccia e vede il lo stadio Combi innevato: “Non capisco perché si giochi anche quando c’è la gelatera. Io preferisco il fango, ma sulla gelatera ho paura di farmi davvero male ”. Un giorno gli arrivano sei lettere dal Brasile tutte insieme. Nemmeno questo basta per ridestarsi. La Vecchia Signora lo cede dopo un anno e lo vuole mezza serie A: prevale il Cagliari. E Gigi Riva apprezza perchè Claudio Nenè non è centravanti e per lui sono assist preziosi : “Nenè vede il gioco con intelligenza illuminata. Va via come una saetta e pesca sempre l’uomo smarcato. Per me è davvero una pacchia giocarci” . Il sudamericano fa doppietta al Bologna, il Cagliari chiude a metà classifica. Arriva Manlio Scopigno, il filosofo e lo vede interno di centrocampo, mediano. Ovviamente, non sbaglia una partita. Poi quattro passi sotto i portici di Cagliari. Si ritrova sempre intorno gruppi di bambini. Si ferma a parlare. Poi li saluta e se ne va. Ma quelli lo inseguono. Lui si nutre del silenzio della Sardegna. E del rispetto, della forza vitale, l’energia. Sembra in quella squadra da dieci anni. E quelle corse all’indietro non sono sprecate: “Mi sono specializzato in questo lavoro. A turno torniamo io e Greatti. Con questo non è detto che io non tiri più in porta. Se vedo l’occasione tiro, eccome. Ma di solito preferisco passare al compagno meglio piazzato”. Quando il Cagliari perde l’imbattibilità interna dopo ventidue mesi, curiosamente lui è fuori per infortunio…. Rientra e su due piazzati procacciati da Roberto Boninsegna, fa doppietta al Varese. E’ il migliore nelle classifiche di rendimento del suo (presunto) ruolo davanti ad altri “7”. Se ne accorgono e lo spostano nella categoria “jolly”. E per numero di maglia passerà all’8, al 10 oppure al 4 e addirittura al 6. Poi gli danno da marcare il signor Helmut Haller e la Juventus cade in casa. Il resto è nei libri di storia della squadra rossoblù isolana. Claudio Olinto de Carvalho, noto anche con lo pseudonimo di Nené è morto il 03/09/2016. Ha vestito la maglietta del Cagliari per 12 anni, indossando la casacca per 316 volte, segnando 23 reti. Sposò Fiorella il 30/05/1970, a Torino, da cui ebbe due figli, nati rispettivamente nel 1971 e nel 1976. Come alcuni suoi compagni di squadra protagonisti nello scudetto cagliaritano del 1970, a fine carriera scelse di stabilirsi in Sardegna, dove rimase sino al termine della sua vita.