Durante la conferenza stampa successiva all’Assemblea elettiva, il nuovo presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha tracciato la rotta per il futuro del calcio femminile, rispondendo a una domanda di L Football sui tre pilastri fondamentali da cui ripartire.
Secondo Malagò, il successo delle categorie d’élite è fondamentale per fare da traino, attirando visibilità, tifosi e investitori, ma questo entusiasmo deve necessariamente tradursi in una crescita della base. Il confronto con il resto d’Europa, in particolare con realtà come Francia e Inghilterra dove il numero delle tesserate è doppio o triplo rispetto all’Italia, evidenzia un divario netto. Tuttavia, per il presidente il problema non si risolve semplicemente con campagne promozionali aggressive.
La carenza di strutture e società
Malagò ha sollevato un dubbio cruciale: anche se si azzerassero i costi delle iscrizioni e si riuscisse a raggiungere di colpo la quota di 100 mila atlete, dove andrebbero ad allenarsi e a giocare queste ragazze? La realtà è che mancano le società sportive sul territorio, le Asd, e soprattutto i campi e gli impianti adeguati. Per colmare questo vuoto, la strategia deve guardare oltre i canali tradizionali, coinvolgendo in modo strutturato il mondo della scuola e gli enti di promozione sportiva, che potrebbero dare una mano concreta dando vita a campionati e tornei dedicati.
Un sistema da riorganizzare
Attualmente, il panorama del calcio femminile italiano appare ancora troppo frammentato. Se da un lato l’alto livello ha ormai una sua fisionomia, dall’altro sconta ancora l’assenza di una Lega autonoma capace di gestirne le tutele e lo sviluppo in totale indipendenza. Sotto il vertice si muove poi la galassia del dilettantismo e delle realtà locali, ed è proprio da questo tessuto territoriale che bisogna ripartire per costruire, un mattone alla volta, delle fondamenta solide e durature.