La FIGC ha voltato pagina. Con il 68,58% dei voti, Giovanni Malagò è stato eletto nuovo presidente federale, raccogliendo l’eredità lasciata da Gabriele Gravina dopo la crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali.
L’ex numero uno del Coni non avrà molto tempo per celebrare il successo elettorale. Il suo mandato nasce infatti in un momento delicatissimo per il calcio italiano e le prime decisioni saranno determinanti per definire il nuovo corso della Nazionale.
Le tre priorità del nuovo presidente
Nella sua prima conferenza stampa da presidente FIGC, Malagò ha indicato tre linee guida precise: ricompattare il sistema calcio, costruire un nuovo progetto tecnico per la Nazionale, riallacciare il dialogo con la politica per affrontare i problemi strutturali del movimento.
A queste si aggiunge il dossier relativo a UEFA Euro 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia e per il quale dovranno essere individuati gli stadi definitivi.
Mancini resta il favorito per la panchina azzurra
Il primo nodo da sciogliere riguarda il commissario tecnico. Malagò non ha ancora ufficializzato alcuna scelta, ma le indicazioni raccolte nelle ultime ore convergono su Roberto Mancini, già CT campione d’Europa nel 2021 e pronto a valutare un ritorno alla guida degli Azzurri.
L’idea della nuova governance sarebbe quella di affiancare al futuro CT una figura federale forte, capace di creare continuità tra presidenza, settore tecnico e Nazionale maggiore.
Maldini in pole, Massara alternativa credibile
È qui che entra in scena il tema del direttore tecnico.
Secondo fonti vicine al nuovo vertice federale, il candidato più forte è Paolo Maldini. L’ex difensore rappresenterebbe il profilo ideale per prestigio internazionale, competenza tecnica e autorevolezza all’interno dello spogliatoio azzurro. La sua figura incarnerebbe perfettamente l’idea di raccordo tra vertice federale e squadra nazionale che Malagò considera fondamentale.
Alle sue spalle resta però molto forte la candidatura di Frederic Massara. L’ex dirigente di Milan e Roma viene apprezzato per le sue capacità organizzative e manageriali e viene considerato il principale piano alternativo qualora l’operazione Maldini non dovesse concretizzarsi.
Una FIGC più tecnica e meno burocratica
L’idea che emerge dai primi colloqui della nuova gestione è quella di una federazione più snella e fortemente orientata al progetto sportivo. La creazione di un direttore tecnico federale, ruolo rimasto marginale negli ultimi anni, sarebbe il primo tassello di questa riorganizzazione.
Per questo motivo, ad oggi, la combinazione che appare più probabile è quella composta da: Roberto Mancini commissario tecnico, Paolo Maldini direttore tecnico federale.
Una soluzione che darebbe alla Nazionale due figure di enorme peso internazionale e che rappresenterebbe il simbolo della rifondazione immaginata da Malagò. Resta però da verificare la disponibilità dei diretti interessati e la sostenibilità economica dell’intero progetto.