A margine dell’amichevole contro il Nizza,Luciano Spalletti ha scelto di affrontare il tema della rifondazione della Nazionale con grande lucidità. Pur senza entrare nel merito della scelta finale della FIGC, l’attuale allenatore della Juventus ha espresso un giudizio netto su quello che, a suo avviso, sarebbe stato il profilo ideale per guidare il nuovo corso azzurro: Paolo Maldini.
Le sue parole sono destinate a far discutere soprattutto perché arrivano da chi, in passato, con l’ex capitano del Milan aveva vissuto momenti di forte tensione. Eppure Spalletti ha dimostrato di saper distinguere i rapporti interpersonali dalle valutazioni professionali.
“Maldini rappresentava il nuovo di cui c’era bisogno. Quel che è stato fatto equivale a un mancato aggiornamento, siamo rimasti con la versione vecchia del cellulare perché l’aggiornamento non è stato possibile farlo.”
Sul progetto a Claudio Ranieri e Roberto Mancini, il tecnico toscano ha lasciato intendere che nessun rinnovamento è stato apportato (usando la metafora del “vecchio telefono aggiornato”)
“Ranieri e Mancini sono la scelta giusta? Io questo non lo dico.”
L’ex CT ha ribadito il proprio rammarico per il mancato coinvolgimento di Maldini, aggiungendo:
“Mettere Maldini sarebbe equivalso a inserire la quarta marcia in un’auto già lanciata. Invece abbiamo messo la seconda. Per me si è sbagliato.”
Il precedente del 2023
Le dichiarazioni assumono ancora più valore se si torna indietro al 2 aprile 2023. Durante Napoli-Milan, all’intervallo della sfida del Maradona, Spalletti e Maldini furono protagonisti di un acceso confronto nel tunnel degli spogliatoi. In quell’epoca Spalletti era allenatore del Napoli, Maldini dirigeva il Milan di Pioli.
Le immagini, rese pubbliche successivamente nel docufilm dedicato allo Scudetto del Napoli, mostrarono uno scambio particolarmente acceso. Nel tunnel che porta al campo, Maldini invitò Spalletti a rimandare il confronto al termine della gara, salvo poi provocarlo con una battuta. Il tecnico azzurro reagì, negando qualsiasi contatto fisico e spiegando di essersi sentito provocato davanti ai suoi giocatori.
Nel dopopartita fu lo stesso Spalletti a ricostruire l’accaduto, spiegando che tutto era nato mentre chiedeva chiarimenti per un’ammonizione inflitta a Stanislav Lobotka. Pur difendendo la propria posizione, concluse con parole di rispetto nei confronti dell’ex dirigente rossonero, definendo l’episodio “spiacevole”.
La capacità di guardare oltre
A distanza di oltre tre anni, quelle tensioni non hanno influenzato il giudizio dell’allenatore. Anzi, le ultime dichiarazioni dimostrano la capacità di Spalletti di analizzare la situazione senza lasciarsi condizionare dai trascorsi personali.
Pur avendo avuto un rapporto complicato con Maldini, il tecnico della Juventus non ha esitato a indicarlo come il profilo più adatto per inaugurare una nuova fase della Nazionale. Una presa di posizione che evidenzia come, nel suo modo di vedere il calcio, la competenza e la visione tecnica vengano prima di qualsiasi vecchia ruggine personale.
È forse questo l’aspetto più significativo delle sue parole: la convinzione che, quando si tratta del bene del calcio italiano, le valutazioni debbano essere fatte esclusivamente sul valore delle persone, con obiettività.