Nel corso della trasmissione “Report” andata in onda su Rai 3 e condotta da Sigfrido Ranucci, è stato dedicato spazio all’approfondimento del sistema calcistico italiano, sempre più incapace di produrre talenti per la nazionale azzurra. Si parte da un dato: in Serie A circa il 70% dei giocatori è straniero; il restante 30% italiano. L’esatto opposto rispetto al 2006, anno in cui la nazionale azzurra raggiunse l’apice del successo conquistando la coppa del mondo: in quegli anni circa il 70 % dei giocatori della Serie A era infatti di origine italiana. Questa statistica riflette il restringimento del bacino da cui poter selezionare calciatori azzurri. Ebbene i giornalisti di ‘Report’ hanno indagato sulle cause di questa progressiva diminuzione di calciatori italiani, conducendo interviste mirate a molti addetti ai lavori.
Lega calcio e Figc: interessi divergenti
Si parte dalla contrapposizione di interessi tra Lega calcio, associazione rappresentativa dei club professionistici, e la Federazione. Gabriele Gravina, intervistato dalla trasmissione, ha rimarcato la scarsa predisposizione delle leghe a collaborare per l’interesse più alto della nazionale, ricordando ad esempio che non è mai stato possibile condurre degli stage in nazionale. L’ex Presidente della Figc ha a tal proposito raccontato che in partite decisive, come quelle dei play off per l’accesso ai mondiali, l’Italia non si è potuta preparare adeguatamente, stante il rifiuto dei club di sospendere – anche solo per un turno – il campionato di calcio, cosa che avrebbe permesso allenamenti più adeguati con l’approssimarsi delle sfide decisive. Non è inoltre passato in secondo piano un altro ostacolo sistemico che impedirebbe le riforme statutarie della Figc utili al sistema: il cosiddetto veto. Si tratta del diritto attribuito alle leghe minori di bloccare le riforme strutturali.
I talenti ci sono, ma la Serie A è sbarrata
Sempre Gabriele Gravina ha ricordato che le giovanili dell’Italia ottengono successi in campo internazionale, a riprova del fatto che la “materia prima” ci sarebbe in Italia. Tuttavia, le giovani promesse non riescono a fare il salto di qualità, essendo la Serie A un vero e proprio campo minato per i talenti nazionali. Basti pensare che dei 16 giocatori della nazionale under 17 campione d’ Europa 2024, soltanto 8 hanno avuto l’opportunità di far parte delle rose di squadre di Serie A. Tra i fattori che determinano la barriera, vi sarebbero anche scelte legislative che hanno di fatto incentivato l’acquisto di calciatori esteri a scapito di quelli italiani. Il riferimento è alle disposizioni del Decreto Crescita che ha attratto grandi calciatori esteri attraverso l’introduzione di un abbattimento fiscale del 50% sull’IRPEF.
Tale norma, oggi abrogata, dispiega ancora effetti su numerosi contratti in essere (quelli stipulati prima del 1º gennaio 2024).
Sempre più proprietà straniere “esterofile”
Molte delle più prestigiose e competitive squadre di Serie A sono in mano a fondi o soci stranieri poco riconoscenti nei confronti dei nostri connazionali. L’approccio seguito da questi club segue quasi sempre un protocollo identico: si costituisce un cda con personalità straniere, reparti sportivi affidati a direttori e allenatori non italiani. Questa configurazione societaria “cosmopolita” non è quasi mai incline ad offrire opportunità ai connazionali, ma guarda quasi sempre oltralpe nella scelta di allenatori e nella composizione delle rose.
Procuratori e direttori sportivi in conflitto di interesse?
L’aspetto più delicato affrontato da Report è il rapporto tra procuratori e club.
La trasmissione ha passato in rassegna alcune operazioni di mercato ricorrenti di società come Udinese ed Hellas Verona. La curiosità è che alcuni club si avvalgono quasi sempre dei medesimi procuratori nella compravendita di giocatori, perlopiù, non italiani. Questa coincidenza farebbe pensare ad una concentrazione di agenti con un potere contrattuale inusuale nel mondo dello sport.
Altro caso approfondito è quello del direttore sportivo Pantaleo Corvino, recentemente dimessosi dal Lecce, il quale prima del 2019 avrebbe trattato numerosi calciatori intermediati dall’agente Ramadani. Quest’ultimo, in un secondo momento, sarebbe diventato successivamente socio di Corvino alimentando forti rischi di conflitto di interesse.
Infine, Report svela altre opacità del sistema. Alcuni intermediari non avrebbero addirittura la licenza da agente sportivo, ciononostante conducono indisturbatamente operazioni come “abusivi”. Queste circostante sarebbero state portate all’attenzione della procura federale (ente preposto alla giustizia sportiva) che nel più dei casi avrebbe archiviato i casi segnalati. Insomma, questo scenario svela un contesto poco incline a promuovere la fioritura di calciatori italiani, che possono emergere soltanto attraverso un sistema di scouting slegato da complesse reti di affari.