Maurizio Sarri, alla vigilia della sfida dei biancocelesti a San Siro contro il Milan, ha rilasciato una lunga intervista a DAZN, nella quale ha ripercorso tutti i passaggi prinicipali della sua carriera, soffermandosi anche sul momento che sta vivendo la Lazio e sulle difficoltà riscontrate nella sua nuova avventura calcistica.
Il rapporto col calcio
Sarri racconta del suo rapporto col mondo del calcio: “Nei mesi che ho trascorso lontano dai campo ho visto molte partite. Di fatto non è che sia cambiato qualcosa rispetto al solito. Il mondo del calcio è qualcosa in cui rimani dentro. Purtroppo la mia storia familiare non è stata bellissima e sono stato preso da altre situazioni private non simpatiche.. Da quando faccio questo lavoro di professione la sensazione di andare a lavorare non ce l’ho mai avuta. Non ho mai avuto ambizioni così alte. Si inizia dalla Serie C, le circostanze e la fortuna mi hanno portato poi più in alto di quello che pensavo. Ancora oggi, con determinati presupposti, l’obiettivo è sempre quello di andare a casa la sera pensando “che bell’allenamento che abbiamo fatto”. E in questo momento sta capitando. Anche se abbiamo dei limiti, i ragazzi si stanno impegnando tanto!”
Le emozioni al Napoli
Sulla sensazione di allenare un club storico quale il Napoli: “L’esordio a Napoli è stato tanta roba, un giorno pieno di emozioni. Presi quella squadra senza che fossero cambiati tanti giocatori, perché c’erano già tutte le cose al posto giusto e nel momento giusto. Facemmo un calcio straordinario, divertente da vedere. Non abbiamo vinto niente, è vero, ma è stato un calcio bellissimo. Di giocatori forti ne ho avuti parecchi. Cristiano Ronaldo alla Juve. Higuain e Mertens a Napoli, dove però c’era anche Albiol, sempre troppo sottovalutato. Tra i centrocampisti più forti dico Jorginho e Kante, ma Hamsik merita un discorso a parte. Avrebbe meritato molto di più in carriera. Era un calciatore da Barcellona e da Real Madrid. Se potessi lo porterei oggi alla Lazio, dove stiamo cercando di costruire qualcosa per diventare competitivi.
Il Presidente ideale
Sulla figura ideale di Presidente di un club: “Io dico che è sempre meglio un presidente tosto di un fondo straniero. E tra Lotito, De Laurentiis e Agnelli ne ho avuti parecchi di presidenti tosti… È ovvio che il presidente sia una figura dominante, io per tutta la carriera ho avuto presidenti così. A volte meglio una litigata faccia a faccia che trovati a non sapere con chi devi parlare. Le litigate fanno parte del gioco. Se alla base c’è voglia di crescere allora fanno bene.”
Ultimi mesi alla Lazio
Sarri parla degli ultimi cinque mesi vissuti alla Lazio, di cui è diventato nuovo tecnico in estate. Il club è stato alle prese con il problema del blocco del mercato imposto dalla CONSOB, che ha impedito all’allenatore toscano di fare gli acquisti desiderati. Ha vissuto un inizio di stagione non facile, ma è in corsa per le coppe europee e si prepara ad affrontare nientemeno che il Milan. “Quando ho accettato di tornare sapevo che sarebbe stato un anno difficilissimo. Questi ultimi trascorsi, penso che siano stati i cinque mesi più difficili della mia carriera; ma tra le altre cose sono stati anche divertenti. Dobbiamo andare avanti con determinazione e convinzione, per costruire un qualcosa di importante. Domani c’è il Milan. La prima volta contro Allegri fu in un Aglianese contro Sangiovannese : finì 0-0. Zero tiri in porta, uno spettacolo indecoroso (ride, ndr). Con Massimiliano c’è un buon rapporto. Si può avere un’idea di calcio diversa, ma c’è comunque un buon rapporto.”
Allenatori preferiti
Quali gli allenatori preferiti da Sarri? Le sue dichiarazioni: “Dei miei attuali colleghi mi piace molto Cesc Fabregas: è un ragazzo con un’intelligenza sopra la media ed è destinato a fare grande cose. A me piace anche Grosso. Chivu mi sembra che abbia grande personalità, è entrato in un ambiente difficile, che ha già tante vittorie, però lo ha fatto con un gran piglio. E poi per me uno come Giampaolo una panchina in Serie A la meriterebbe sempre.
Passione per il ciclismo
Sulla passione per il ciclismo: “È una storia familiare. Mio nonno era un ciclista e mio padre è stato un ciclista professionista. Anche questa è una passione che ti rimane addosso. È bello vedere le corse in questo momento storico. Qualcuno dice che sono noiose perché vincono sempre gli stessi, ma a me non sembra affatto così. Se dovessi fare un abbinamento tra ciclisti e calciatori direi Coppi – Zinedine Zidane, Mercx – Gerd Muller , Evenepoel – Riccardo Saponara , Nibali – Marco Tardelli, Pantani – Diego Armando Maradona.”
La fine della sua carriera
Sarri parla di come vorrebbe salutare il mondo del calcio: “Come ho già raccontato in passato, mi piacerebbe molto chiudere qui con la Lazio che magari riesca a giocare al Flaminio. Sarebbe molto bello per me se alla prima partita ci fossi ancora io in panchina in un nuovo stadio che sia intitolato a Tommaso Maestrelli”.