Wojciech Szczęsny ha rilasciato una lunga intervista a “GQ Polonia”: dagli inizi della carriera passando per la vita privata, dal trasferimento dalla Juventus al Barcellona, il portiere ha parlato di tanti argomenti
Sulla Juve
Szczęsny spende parole di elogio per la Juve: “La Juve mi ha costruito. Mi ha insegnato la disciplina. È una squadra completamente diversa da quelle che conoscevo. L’Arsenal è calcio bello, ma senza la pressione di vincere il campionato. La Roma mi ha fatto assaggiare il successo. Il Barcellona è puro piacere di giocare. La Juventus è lavoro quotidiano sotto pressione massima, lì conta solo vincere!”
Su Buffon
Il portiere del Barcellona parla di Gianluigi Buffon: “Alla Juve ho potuto sostituire Buffon! Non c’era sfida più grande per un portiere. Pensavo di giocare due o tre anni e poi avrebbero cercato un giovane. Invece ho continuato a rinnovare il contratto finché sono diventato il giocatore più anziano della Juve, con più presenze, più esperienza, quello da cui si partiva per costruire la squadra“.
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Sull’addio alla Juventus
Sull’addio e sul saluto ai suoi ex compagni bianconeri: “Tornare nello spogliatoio e salutare tutti quei ragazzi è stato incredibilmente emozionante. Hanno preparato tutto alla perfezione, come sempre. Sapete qual è il più bel complimento che abbia ricevuto in tutta la mia carriera? L’ha detto Gianluigi Buffon. Alla fine della mia permanenza alla Juventus, nel 2021, mi disse che, a suo avviso, ero stato il miglior compagno di squadra della sua carriera. Chiaramente non potevo essere il miglior portiere. Per quello avrebbero dovuto prendere Yashin… Ma il miglior compagno. Questo sì, questo potevo meritarlo. Mi sono sentito il re del mondo. Era un paragone con gente come Pirlo, Vieira, Pjanić, Nedvěd… Ancora oggi mi vengono i brividi quando lo dico“.
Su uno dei momenti più importanti in carriera
Su un aneddoto particolare della sua carriera:”Un giorno alla Juventus commisi un errore evidente e Chiellini mi urlò contro negli spogliatoi. Questa è la parte che la gente non capisce: tu vuoi bene ai tuoi compagni, ma in campo non gliene frega niente a nessuno. Se sbagli, ti distruggono. E grazie al cielo! Fu una prova d’amore, non di cattiveria“.
Sul rapporto con le sigarette
Sul suo rapporto con le sigarette: “Qualche giorno fa ero in sauna con l’allenatore e gli ho chiesto cosa ne pensasse. Mi ha risposto che conta solo ciò che faccio in campo. Però all’Arsenal mi costò caro. All’Arsenal c’era il divieto di fumare negli spogliatoi. Wenger sapeva che fumavo. Fumavo dopo ogni partita. Oggi lui dice che non ne aveva idea che lo facessi. Io dico che lo sapeva, ma fingeva di non sapere, fintanto che non facevo sciocchezze. Nel gennaio 2015, dopo una partita difficile persa 0–2 contro il Southampton, giocai malissimo. E quando fumai, lui mi vide. Da lì in poi mi tolse dal campo. Oggi questo non succederebbe: avrei costruito una relazione tale da dirgli: ‘Arsène, scusa, ho bisogno di fumare qui, so che non ti piace, capisco, lo farò più in disparte, così non do il cattivo esempio’“.