L’ex direttore tecnico azzurro racconta alla Gazzetta la sua breve esperienza in FIGC: dal progetto con Leonardo alla scelta del ct, passando per il mancato accordo con Pirlo e la sua idea per rilanciare Coverciano.
Un’avventura, quella da dt e presidente del club Italia, durata appena 16 giorni e terminata con le dimissioni insieme a Leonardo, dopo il mancato accordo sulle condizioni iniziali del progetto. Nell’intervista alla Gazzetta, l’ex capitano del Milan ripercorre quei giorni e svela alcuni retroscena.
Guardiola: il grande sogno sfumato
Il primo nome sul quale Maldini e Leonardo avevano puntato era quello di Pep Guardiola. L’ex dirigente azzurro racconta di aver incontrato l’allenatore a Barcellona dopo aver ricevuto segnali concreti sulla sua disponibilità.
“Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare”,
spiega Maldini. Il progetto era stato approfondito nei dettagli, arrivando perfino a studiare insieme le formazioni delle Nazionali giovanili.
Poi, però, Guardiola decise di non accettare. “Viene da dieci anni massacranti in Premier, si è operato alla schiena, vuole riposarsi”, racconta Maldini. Saltata la pista Guardiola, la scelta si spostò su Andrea Pirlo.
L’autonomia prima garantita, poi negatagli
Alla base del progetto c’era anche una nuova organizzazione della Nazionale, con Maldini nel ruolo di direttore tecnico e maggiore coordinamento tra le varie componenti.
Secondo l’ex dirigente, però, gli accordi iniziali prevedevano anche una precisa autonomia nella scelta del commissario tecnico.
“Malagò mi ha detto: l’allenatore lo decidete voi, io lo avallo”
Un principio che, secondo Maldini, sarebbe poi cambiato.
“Se ho una responsabilità e intendo esercitarla, questo è un discorso inaccettabile”, racconta. Da qui la rottura: «Non c’erano più le condizioni di fiducia».
Il veto su Pirlo
Dopo il mancato arrivo di Guardiola, Maldini e Leonardo avevano individuato in Pirlo il profilo ideale: giovane, con una grande carriera alle spalle e in linea con il progetto tecnico.
Ma proprio sulla scelta del ct sarebbe arrivato lo scontro decisivo. Maldini racconta di aver ricevuto da Malagò una posizione diversa rispetto a quella concordata inizialmente:
“Da oggi l’allenatore lo decido io e voi avallate”.
Dopo appena 24 ore, Maldini e Leonardo presentarono le dimissioni. “I patti sono stati rivisti”, spiega l’ex rossonero.
«Coverciano è una macchina ferma»
Nell’idea di Maldini, il progetto non riguardava soltanto la Nazionale maggiore. L’obiettivo era intervenire sull’intero sistema del calcio italiano, partendo da Coverciano.
“Avevamo già cominciato. Siamo stati a Coverciano. È una macchina ferma”
racconta. Secondo Maldini, servivano nuove metodologie di lavoro, maggiore attenzione ai giovani e un sostegno concreto a tutta la filiera delle Nazionali.
Un progetto ambizioso, dunque, rimasto però sulla carta.
«Ci sono tantissime persone che vorrebbero fare, ma non sanno cosa fare. Attendono un obiettivo, delle indicazioni».
Ed è proprio da qui, secondo Maldini, che sarebbe dovuto partire il rilancio del calcio italiano.