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Lettura: Catania, immobilismo e misteri: l’ombra di un’altra stagione deludente si allunga sull’Etna
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Goalnews24 > Blog > Ultim'ora > Catania, immobilismo e misteri: l’ombra di un’altra stagione deludente si allunga sull’Etna
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Catania, immobilismo e misteri: l’ombra di un’altra stagione deludente si allunga sull’Etna

Davide Villaggio
Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2025 11:06 am
Davide Villaggio
7 Min Lettura
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Grella e Pelligra Catania
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Con l’imminente raduno a Norcia del 14 luglio, il panorama che si staglia dinanzi ai sostenitori del Catania è desolante. Nonostante l’enfasi e le promesse di rinnovamento espresse durante la conferenza stampa del 25 giugno, il calciomercato in entrata è contrassegnato da una stasi preoccupante. L’assenza di nuovi innesti e, emblematicamente, la cessione di Roberto Inglese – accolta da una inspiegabile acquiescenza della tifoseria – rievocano spettri di stagioni recenti, ben al di sotto delle aspettative.

Si palesa la sensazione di un déjà-vu amaro, un perpetuarsi di dinamiche gestionali che hanno condotto a campionati anonimi. A due anni dall’acquisizione, la reale natura e le intenzioni di questa proprietà permangono in una nebulosa impenetrabile. Questa incertezza è esacerbata dal controverso comunicato della scorsa stagione, nel quale il Gruppo Pelligra si dichiarava “non collegato” al Catania FC. Una disamina dirimente: chi detiene la proprietà effettiva? L’entità aziendale o la persona fisica di Rosario Pelligra? Una distinzione cruciale che altererebbe radicalmente gli scenari delineati dall’imprenditore australiano al momento del subentro, e su cui, paradossalmente, la stampa locale non sembra nutrire alcun intendimento investigativo.

Ad amplificare ulteriormente la complessità del quadro vi è la spinosa questione Torre del Grifo. A dispetto del pervicace ottimismo di talune frange della stampa locale, che prefiguravano un’imminente integrazione del Catania nel polo sportivo già ad agosto, l’offerta presentata dal club parrebbe non aver soddisfatto i requisiti formali per l’accettazione da parte del Tribunale. Un’ulteriore defaillance burocratica o, piuttosto, una sottovalutazione manifesta nella gestione di un asset infrastrutturale vitale per le aspirazioni di un sodalizio professionistico?

Analogamente, la vicenda del vecchio logo si presenta come un groviglio irrisolto. L’acquisizione, per una cifra esigua di 46.000 euro, promessa come atto di ricongiunzione identitaria, è ferma al palo. La dirigenza etnea persiste nell’addossare le responsabilità alla farraginosa burocrazia italiana. Eppure, in contesti quali Alessandria e Reggio Calabria, club peraltro falliti in epoca successiva al Catania e geograficamente situati nel Bel Paese, l’iter per il ripristino dei simboli storici è stato espletato con celerità sorprendente. Un raffronto che pone in risalto lentezze ingiustificabili e argomentazioni poco perspicue.

Un’ulteriore incrinatura nella credibilità di questa gestione è rappresentata dalla separazione con Daniele Faggiano. L’ex direttore sportivo, che lo scorso agosto aveva sposato il progetto rossazzurro portando innesti di rilievo come Inglese, è stato surrogato da Ivano Pastore. Senza nulla togliere a quest’ultimo, la sua esperienza appare indubbiamente meno consolidata rispetto al predecessore. Faggiano, nel volgere di pochi giorni, sta edificando una vera e propria corazzata a Salerno, dimostrando inequivocabilmente come, disponendo di un budget commisurato, egli rappresenti un lusso per la categoria. Se a Catania non ha potuto replicare i suoi successi, è manifesto che ciò non sia ascrivibile a sue carenze, bensì a un’improvvisa contrazione del budget operata da una proprietà che, a dispetto di presunte “offerte monstre” per elementi come Inglese, sembra ancora propensa a “fare le nozze con i fichi secchi”. Un approccio destinato all’insuccesso in una piazza esigente quale Catania.

In questo quadro di precarietà e indeterminatezza, la figura forse più enigmatica è quella del tecnico Domenico Toscano. Al termine della trascorsa stagione, Toscano aveva palesato apertamente il suo scontento per le condizioni operative, in particolare la cronica assenza di un campo d’allenamento adeguato, lasciando presagire una rottura imminente qualora il modus operandi inadeguato fosse perdurato. Nondimeno, con un mercato in entrata azzerato, una rosa sovraccarica di esuberi e una pendenza lavorativa che si prefigura come un’ardua scalata, il tecnico calabrese permane inspiegabilmente in panchina. Le sue recenti dichiarazioni, che enfatizzano un temperamento non facilmente “suscettibile alle intemperie” (contraddicendo platealmente asserzioni di appena due mesi or sono), suonano quasi come un’apologia per una società che, finora, ha unicamente complicato il suo percorso professionale.

In questo clima di opacità e stallo, emergono interrogativi di peso. Che fine ha fatto la classe politica cittadina, che in passato avallò con entusiasmo la proposta del bando, definendola “irrifiutabile”? Il silenzio assordante di chi avrebbe dovuto esercitare una funzione di controllo solleva più di un dubbio sulla reale trasparenza dell’operato. E la stampa locale? Una parte di essa sembra mantenere un profilo stranamente dimesso, forse intimidita da potenziali richiami o ritorsioni dai vertici etnei, abdicando di fatto al suo ruolo di “cane da guardia” della città e della sua viscerale passione sportiva.

Infine, la tifoseria. Quella stessa gente che ha gremito gli stadi, sostenuto la squadra nei frangenti più critici e manifestato un attaccamento incondizionato, appare ora paralizzata in un silenzio che rasenta l’incredulità. Dinanzi a una gestione societaria che, a volere usare un eufemismo, si potrebbe definire “scellerata”, ci si aspetterebbe una reazione, un segnale tangibile di dissenso. Invece, solo il ronzio di un’attesa che si connota sempre più di rassegnazione.

Il tempo stringe inesorabilmente. Il ritiro è alle porte e il mercato è fermo. Il Catania rischia di inaugurare un’altra stagione con più incognite che certezze, gettando un’ombra sinistra sulle ambizioni di una piazza che meriterebbe ben altra chiarezza, trasparenza e, soprattutto, una programmazione degna di questo nome. Ad oggi, al netto delle ostinate e acritiche affermazioni dei tifosi più ottimisti, la società non ha concretizzato neanche il 5% delle promesse trionfalistiche fatte a una tifoseria, forse in quel momento fin troppo vulnerabile, all’alba di questa, fin qui deludente, esperienza ai piedi dell’Etna.

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Tag:Catania
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DaDavide Villaggio
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Nato a Catania nel 1990, vive a Ladispoli, in provincia di Roma. Vanta un'esperienza decennale nel ruolo di redattore sportivo, prevalentemente calcistico. Arriva nella squadra di Goalnews24 nel 2024. Svolge attualmente il ruolo di redattore per le notizie inerenti il Catania FC e le squadre principali italiane ed estere.
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