Nel post-partita di Juventus-Genoa, terminata 2-0 per i bianconeri, Luciano Spalletti ha manifestato tutta il suo disappunto per il secondo tempo dei suoi ai microfoni di Sportmediaset. Dopo di che, è tornato a parlare anche di temi che vanno ben oltre il risultato del campo. L’ex commissario tecnico della Nazionale ha effettuato riflessioni profonde sull’eliminazione dell’Italia e sul momento delicato del calcio italiano.
Il dolore per l’eliminazione della Nazionale
Spalletti non ha nascosto il peso emotivo vissuto dopo l’uscita degli Azzurri:
“Io l’ho vissuta malissimo. Giuro che quando è finita la partita mi sono immaginato di essere Gennaro Gattuso, cui è andato il mio primo pensiero perché è una persona perbene, un uomo di sentimento.”
Un passaggio che sottolinea la vicinanza e l’ empatia verso chi si trova a gestire momenti così difficili, ma anche il legame umano che spesso si crea nel mondo del calcio.
L’ex CT torna poi sul proprio stato d’animo dopo l’esonero dalla nazionale azzurra:
“Ho subito tantissimo l’esonero, che mi ha praticamente creato una non reazione. Non ce la facevo lì per lì a parlare di calcio, mi son quasi nascosto dal dispiacere.”
Spalletti ha anche criticato la volatilità delle opinioni nel calcio moderno, facendo riferimento a episodi concreti:
“Se Moise Kean fa il 2-0, di cosa si va a parlare? In questi sbalzi di opinione bisognerebbe avere un po’ più di equilibrio.”
Secondo l’allenatore, il contesto e la pressione incidono profondamente sulle prestazioni dei giocatori, spesso giudicati con troppa superficialità:L.
La proposta costruttiva
In chiusura, Spalletti ha avanzato una proposta concreta per il futuro del movimento calcistico nazionale, prendendo come esempio la Juventus:
“Se si facesse giocare un under 19 fisso in Serie A, noi come Juventus siamo costretti ad averne 4 a disposizione.”
L’idea è quella di incentivare lo sviluppo dei giovani talenti, creando un sistema virtuoso:
“Io andrei a informarmi su quelli di due anni prima, perché l’anno successivo ho bisogno di altri 3-4 diversi. Quattro per ogni squadra sono tanti, ci sta che ne venga fuori uno.”
Una visione che punta a costruire un ricambio generazionale più solido, elemento ritenuto fondamentale per riportare il calcio italiano ai vertici.