Il portiere della Reggina diventato mondiale. Si chiamava Luigi Peronace ed era il portiere della Reggina. Anche se negli almanacchi del calcio non lo trovate con quel ruolo. Semplicemente perché Luigi Peronace è il portiere della Reggina mentre c’è ancora la seconda guerra mondiale. Egli nasce a Soverato nel 1925 ed ha subito la passione per il calcio : nel 1944 si sposta da Soverato a Reggio Calabria per studiare ingegneria all’università di Messina. Il 23/07/1944 è un entusiasta e inizia a organizzare gli incontri di calcio della “nuova” Reggina, di solito contro i militari inglesi. Dopo gli anni bui si prova a tornare a vivere e il calcio è un ottimo pretesto: la Reggina contro le British Troops ne vince parecchie e c’è anche un 4-0 . Ai primi di settembre 1944 la Reggina perde una partita 2-1 e la responsabilità è individuata nel litigio tra il portiere Cotroneo e un difensore. Fioccano le polemiche (e le scommesse….). Il 10/09/1944 si rigioca e stavolta nella Reggina in porta c’è Luigi Peronace. Si ritrova di fronte l’attaccante Ray Westwood, leggenda del Bolton. La partita è un evento: balli, cori, mortaretti. E’ dura, ma la Reggina tiene e il risultato finale è 0-0. Gigi conserva gelosamente le maglie di quella partita. Si trasferisce a Torino per studiare al Politecnico. Grazie alla conoscenza del calcio e della lingua inglese, entra però in orbita Juventus. Non ha più tempo per ingegneria, avvia l’attività di osservatore, talent scout e manager, portando in bianconero calciatori come William John Jordan, John Hansen, Praest e John Charles. Oggi per scegliere un calciatore ci si affida ad internet, alla rete e alla razionalità algoritmica…. Infatti e non a caso atterrano in Italia solo fuoriclasse, circondati da mazzi di fiori e di telecamere. A cavallo tra anni ’40 e ’50, Gigi si affida invece alla sua competenza e alle sue scarpe. Poi allarga il campo, lavora per più squadre. Nel 1961 acquisisce Law e Baker per il Torino. Per prendersi cura dei due irrequieti britannici parla con il capitano del Torino, che si chiama Enzo Bearzot……Fa breccia nella scorza friulana: “Invitò proprio me a stare vicino ai giocatori, a quelli con un particolare temperamento, per agevolarne l’inserimento in squadra. Cominciò così l’ amicizia tra me e Gigi”. Nel 1966 diventa addirittura manager della Figc. Nel 1969 si trasferisce con la famiglia a Londra, dove impianta un ufficio commerciale: diventa l’ambasciatore del calcio italiano in Inghilterra. E’ l’organizzatore della tournèe britannica della Nazionale under ’21 ed è l’ideatore del torneo Anglo-Italiano, affascinante confronto fra due scuole che in lui riaccende le sensazioni del 1944 a Reggio Calabria. Il 16/03/1976 pubblica sul Sun la foto della maglia inglese di quella partita del 10/09/1944, cercando di contattare i calciatori britannici. Risultato: si fanno vivi quasi tutti e per quelli purtroppo deceduti, rispondono i congiunti. E si ritrovano con Luigi Peronace qualche mese dopo, ci teneva. In quei ricordi c’era il respiro di casa, l’amore per il gioco del calcio e la voglia di vivere. All’incontro è presente anche il commissario tecnico Enzo Bearzot, noto commesso viaggiatore in servizio permanente per spiare squadre. Proprio nell’autunno 1976 mister Bearzot, su imbeccata di Luigi Peronace, vola due volte a Londra per studiare l’attaccante Bowles: la nazionale azzurra se lo sarebbe trovato di fronte il 17/11/1976 a Roma nella partita decisiva di qualificazione al Mundial. Rigorosamente in occhiali scuri e cappello, visionano Bowles dalle tribune. Rientrato in Italia, il mister gli appiccica addosso il “cagnaccio” Claudio Gentile che lo cancella letteralmente dal campo. Piazzato di Giancarlo Antognoni, volo d’angelo di Roberto Bettega, vinciamo 2-0 e prenotiamo il Mundial. In preparazione ad Argentina 1978, Luigi Peronace viene nominato addetto alle pubbliche relazioni della Nazionale, incarico che ha svolto per oltre due anni e mezzo. In realtà non aveva solo quell’incarico o un ruolo: faceva qualsiasi cosa. A casa del dirigente in Inghilterra il Vecio trascorre le ferie del 1978 dopo gli elogi di Argentina. Quando a maggio 1979 Enzo Bearzot viene chiamato ad allenare il Resto del Mondo, non può inviare mail perché non esistono: nessun problema, ci pensa il solito e fidato amico e butta giù liste di calciatori, poi prende i contatti con le federazioni straniere. Nonostante una decina di defezioni, il Resto del Mondo va a vincere la partita contro l’Argentina in casa loro e tanti saluti al dittatore Videla. In quell’estate 1979 Gigi aveva in programma di andare in Calabria e consegnare all’amico giornalista Saverio Pedullà un voluminoso plico con ritagli di giornale, foto, opuscoli del torneo Anglo-Italiano del 1978 al quale aveva partecipato la Reggina. Ma l’appuntamento con Gigi verrà rimandato. Per sempre. Il 06/12/1980 l’Italia passa 2-0 ad Atene, ipotecando con largo anticipo la qualificazione a Spagna 1982. Vittoria che spegne momentaneamente le polemiche (e le offese a Bearzot). Al triplice fischio Gigi in lacrime prorompe sul campo e abbraccia tutti. Un paio di settimane dopo, Gigi è il primo ad arrivare al raduno azzurro di Villa Pamphili. Ha avuto la bronchite, ma lavora con la consueta energia, telefona. La mattina del 29/12/1980 Gigi muore tra le braccia del suo amico Enzo…. Il mitico professor Vecchiet deve constatare l’ infarto. Aveva 55 anni, moglie e quattro figli di cui parlava sempre e viveva per loro. Da quel giorno i ragazzi di Enzo Bearzot giocheranno anche per Gigi. Vinceranno….E Luigi Peronace è campione del Mondo! Un giorno, cinque anni dopo, hanno chiesto al tecnico iridato: “ Qual è la sua filosofia di vita? ”. La risposta fu la seguente: “Lasciare un ricordo non di risultati professionali raggiunti, ma di rapporti e di sentimenti” …..