Alle ore 11.50 di martedì 20/02/1979, all’età di 67 anni ancora da compiere, moriva presso l’Ospedale Maggiore di Trieste (città dov’era nato, nel rione di San Giacomo, il 20/05/1912) Nereo Rocco, per tutti “El Paròn”, leggendario tecnico del Milan per tredici stagioni, delle quali nove da allenatore (dal 1960-61 al 1962-63 e dal 1966-67 -in questa stagione solo per la Coppa delle Alpi, al 1971-72) e quattro da Direttore Tecnico (dal 1972-73 al 1973-74, fino a febbraio 1974, 1975-76 subentrato a Gustavo Giagnoni con allenatori Giovanni Trapattoni prima e Paolo Barison poi, da ottobre 1975 a giugno 1976 e 1976-77, subentrato a Giuseppe Marchioro nel febbraio 1977) per un totale di 321 gare ufficiali da allenatore e 135 gare ufficiali da Direttore Tecnico, con un Palmarès leggendario che recita: due Scudetti (1961-62, 1967-68), tre Coppe Italia (1971-72, 1972-73, 1976-77), due Coppe dei Campioni (1962-63, 1968-69), due Coppe delle Coppe (1967-68, 1972-73), una Coppa Intercontinentale (1969), un Seminatore d’Oro (1962-63), un Premio “Nonno d’Oro” quale miglior allenatore della Serie A (1970-71).
Già da piccolo Nereo Rocco si trasferì con la famiglia nel cosiddetto “Rion del Re” (così chiamato in quanto inaugurato nel 1925, giubileo di regno di Vittorio Emanuele III), nel sobborgo di Rozzol, dove poi abitò per tutta la vita con la seconda moglie Maria Berzin (classe 1912, mancata il 26/10/2007 a 95 anni) e i figli Bruno e Tito. Si sposò una prima volta con Ednea Fohn, figlia di un ammiraglio. Purtroppo, la donna si ammalò di tisi subito dopo il loro matrimonio avvenuto nel maggio del 1935, e venne a mancare un anno dopo. La disperazione per la perdita lo portarono ad avere anche incomprensioni con l’ambiente triestino: nella stagione 1937-38 passò al Napoli. Nel 1939 si risposò appunto con Maria Barzin. La famiglia originaria di Rocco era di condizione agiata grazie all’azienda per il commercio delle carni di sua proprietà, che era un’importante realtà nelle forniture navali di allora.
Il cognome del padre Giusto (1891-1968) era Roch, austriaco di origine viennese, mentre la madre era Giulia Schillan (1888-1952). Rocco aveva due sorelle, Silvana (1913-1989) e Nedda (1919-1969).
Il nonno, Ludwig, un brillante borghese di Vienna, faceva il cambiavalute e fuggì per amore di quella che diventerà la nonna di Rocco, ovvero una ballerina o acrobata spagnola di Palma di Maiorca. Roch diventò poi Rocco nel 1925, quando in epoca fascista venne “italianizzato” il cognome, che doveva inizialmente diventare Rocchi, ma l’impiegato all’anagrafe sbagliò e nacque così Rocco. Personaggio schietto, sanguigno, a tratti burbero ma simpatico, comunicativo e dotato di una grande umanità, amava esprimersi talvolta in dialetto triestino per risultare più “diretto”, preferendo instaurare con i giocatori un rapporto più simile a quello tra padre e figlio che a quello tra allenatore e giocatore; fu per trent’anni uno degli allenatori più apprezzati del calcio italiano, e portò al Milan il suo gioco vincente, quello all’italiana (ribattezzato “catenaccio”), che aveva messo a punto negli anni in cui allenava le cosiddette provinciali (famoso soprattutto il suo Padova terzo nel campionato 1957-58). Dopo avere allenato con Paolo Todeschini la Nazionale olimpica, classificatasi al quarto posto ai Giochi della XVII Olimpiade di Roma del 1960, fu ingaggiato dal Milan, dove vinse il primo Scudetto nel 1961-62. Grande protagonista di quella stagione fu il diciannovenne Gianni Rivera. Nella stagione successiva (1962-1963), Rocco mise in bacheca la prima Coppa dei Campioni del Milan e del calcio italiano, battendo a Wembley il Benfica del grande Eusebio. Dopo questi trionfi, complice i dissapori con Gipo Viani (si narra che tra i due sorgessero spesso dei contrasti, tali da determinarne un primo allontanamento dopo solo due anni), il tecnico triestino finì al Torino, guidandolo per tre stagioni, con l’acuto del terzo posto nella stagione 1964-1965, per poi assumere l’anno successivo sempre con i granata nella stagione 1966-1967 il ruolo di direttore tecnico. All’inizio della stagione 1967-1968 Rocco fu ingaggiato nuovamente dal Milan con il quale conquistò nuovamente lo scudetto e, nello stesso anno, la Coppa delle Coppe. La stagione seguente fu ancora il turno del massimo alloro europeo, vincendo la seconda Coppa dei Campioni mentre, in quella ancora successiva, dopo una memorabile sfida dai toni drammatici in Argentina contro l’Estudiantes, riuscì a conquistare anche la Coppa Intercontinentale che era sfuggita al Milan nel 1963 contro il Santos del divino Pelè per mano dell’arbitro argentino Brozzi (poi radiato in quanto “comprato” dai brasiliani per indirizzare l’esito finale).
In quegli anni il tecnico consacrò definitivamente il talento di Gianni Rivera (considerato come un terzo figlio, dopo Bruno, nato a Napoli nel periodo in cui Rocco era un calciatore della Società partenopea e Tito), inoltre rivalutò gente come il portiere suo concittadino Fabio Cudicini che diventò il “Ragno Nero” nella semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni 1968-69 contro il Manchester UTD all’Old Trafford e l’anziano svedese Kurt Hamrin, già fromboliere con lui al Padova (chiamava infatti “i miei veci” i giocatori che lui aveva inventato e cui lui aveva saputo dare nuovi stimoli). Dopo avere guidato il Diavolo per altre tre annate, vincendo ancora una Coppa delle Coppe nel 1972-1973 e la Coppa Italia nel 1971-1972 e nel 1972-1973 ma purtroppo perdendo all’ultima giornata del Campionato 1972-73 lo Scudetto nella “Fatal Verona” venendo sconfitto per 5-3 l’allenatore triestino lasciò il Milan a febbraio 1974 per insanabili divergenze con il Presidente Albino Buticchi, venendo sostituito fino al termine della stagione da Cesare Maldini, altro triestino doc. Tornò a Milano nel 1976-77 a seguito dell’esonero di Giuseppe “Pippo” Marchioro, avvenuto dopo il pareggio interno a reti bianche contro il Cesena, salvando la squadra da una clamorosa retrocessione dopo lo spareggio-salvezza contro il Catanzaro a San Siro, vinto per 3-2; nella stessa annata vinse la Coppa Italia in finale contro l’Inter. Detenne per 28 anni, dal campionato 1977-1978, il record di presenze come allenatore in Serie A con 787 partite, battuto solo nel 2006 da Carlo Mazzone (arrivato a 795 partite). Con dieci trofei ufficiali vinti (due Campionati, tre Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale) durante i suoi periodi da allenatore/direttore tecnico, è, ancora oggi, l’allenatore più vincente della storia del Milan, nonché quello con più panchine in gare ufficiali all’attivo della stessa squadra. Nella sua carriera da tecnico ha guidato anche la Triestina (A, 1947-50 e 1952-53), il Treviso (B, 1951-52), il Padova (B e A, 1953-61), il Torino (A, 1963-66) e la Fiorentina (A, 1974-75), mentre da calciatore, nel ruolo di interno sinistro, militò con la Triestina (A), il Napoli (A), il Padova (B), il 94.mo Reparto Distrettuale di Trieste (C), la Libertas Trieste (C), dove nel 1946-47 chiuse la carriera agonistica. Tra il 1972 e il 1976 prese parte insieme a numerosi altri sportivi e persone dello spettacolo alla celebre rubrica pubblicitaria televisiva “Carosello”, dove in alcuni spot pubblicizzava le confezioni maschili “Facis” del Gruppo Finanziario Tessile (GFT), che aveva sede in Torino nel quartiere Aurora. Nel 1973, Federico Fellini pensò a lui per affidargli la parte del padre di “Titta” nel celebre film “Amarcord”, ma Nereo Rocco, pur apprezzando, declinò gentilmente la proposta perché impegnato con la squadra durante la stagione 1972-73. Il regista romagnolo venne dissuaso anche da Albino Buticchi, il quale lo invitò a considerare i rischi dovuti a quel tipo di vincoli ai quali veniva esposto, oltre che il tecnico, anche la squadra stessa. Nella stagione 1978-79 era ospite della “Domenica Sportiva”, trasmissione nella quale esprimeva a modo proprio giudizi tecnici su questo o quel giocatore non disdegnando qualche battuta; la sua ultima apparizione televisiva risale al 05/11/1978.
A Manchester, nell’ultima trasferta a seguito del “suo” Milan, nel dicembre del 1978, cominciò il “calvario”: aveva una brutta tosse, “un male interno”, che due mesi più tardi non gli lasciò scampo. Da lì in poi, infatti, le sue condizioni di salute peggiorarono sempre più, sino al ricovero in ospedale, dal quale ebbe comunque fino all’ultimo sempre un pensiero per i ragazzi. Pochi mesi dopo la sua morte, il 06/05/1979 contro il Bologna a San Siro il Milan conquistò la “Stella” del decimo Scudetto, della quale purtroppo, come già detto, lui non riuscì a fregiarsi sei anni prima, ma che gli venne dedicata da Gianni Rivera e compagni. Alle sue esequie, celebrate a Trieste, era presente tutta la Società rossonera, squadra compresa, tranne quelli impegnati con le rappresentative Nazionali A e Sperimentale (la prima scesa in campo a San Siro contro l’Olanda con il lutto al braccio, così come la seconda, a Bologna contro l’URSS), dal Presidente Felice Colombo ai dipendenti, giunti nella città giuliana in pullman e la sua bara fu portata a spalla, tra gli altri, dal suo “figlio adottivo” Gianni Rivera (che a sua volta lo considerava un “secondo padre”) e da Nino Benvenuti, famoso pugile triestino e grande tifoso rossonero. Riposa presso il cimitero monumentale “Sant’Anna” di Trieste nella cappella di Famiglia. Di seguito alcuni omaggi postumi:
– Il nuovo stadio di Trieste, una struttura da ventimila posti a sedere che ospita le partite della Triestina venne inaugurato il 18 ottobre 1992 e battezzato in suo onore con il nome di “stadio Nereo Rocco”;
– Presso il centro sportivo di Milanello è posta una sua statua a suo omaggio e ricordo;
– Anche lo stadio di Marcon (VE) è intitolato al Paròn;
– Anche il campo sportivo della squadra di calcio della Polisportiva Opicina – squadra dilettantistica del carso triestino- è intitolato a Nereo Rocco.
– La via in cui è situato lo stadio Euganeo di Padova è stata intitolata a Nereo Rocco.
– In suo onore a Napoli, nel quartiere di Secondigliano, è nata la “Scuola Calcio Nereo Rocco” fondata nel 1978 da Bruno Marasco, allenatore poi diventato presidente;
– A Trieste, presso il magazzino 26 del Porto Vecchio, in occasione dei cento anni dalla sua nascita, a partire dal 15 maggio fino al 31 luglio 2012, una mostra ha ripercorso interamente la sua vita, ricca di successi.
Il suo nome è inserito nella “Hall of Fame” degli allenatori del Milan.
Milan, 59 anni fa se ne andava Nereo Rocco
Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora.
Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio.
Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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