Oggi parliamo del difensore centrale Leandro Castán da Silva (Jaú, 5 novembre 1986), ex giocatore con le maglie di Atletico Mineiro, Helsingborg, Gremio, Corinthians, Roma, Sampdoria, Torino, Cagliari, Vasco da Gama e Guaranì. Un ragazzo che ha combattuto e vinto un male che lo ha aggredito all’improvviso. E che da roccioso stopper ha affrontato a testa alta. Leggiamo il suo racconto: “Il tumore ha spazzato in tribuna i miei sogni. Avrei vinto lo Scudetto con la Roma e giocato il Mondiale col Brasile. Era il 14 settembre del 2014, la Roma giocava in casa dell’Empoli. Maicon si accorse che qualcosa in me non andava, andò da Garcia e disse “Leo sta male, cambialo”. Quel giorno sono uscito dal campo e non sono più rientrato. Il giorno dopo mi sono svegliato con un mal di testa particolarmente acuto, sono andato in ospedale e ho fatto una risonanza. Il corpo non rispondeva più, ho avuto paura di morire. All’inizio la Roma non mi ha comunicato nulla, sicuramente per proteggermi. Capivo che erano preoccupati, mi dicevano solo di stare calmo. Quando l’ho scoperto è stato terribile. Sono passato dalla lotta per vincere lo scudetto con i giallorossi a stare in un letto d’ospedale a combattere con un tumore. Un incubo, vomitavo ogni giorno. Avevo perso 15 kg in due settimane. L’obiettivo era diventato sopravvivere, altroché. Il calcio in quei momenti viene dopo. Non posso fare altro che ringraziare il club e le persone che hanno vissuto con me quel periodo. Walter Sabatini è stato come un secondo padre, ma anche Rudi Garcia è stato fondamentale. Dopo ogni allenamento veniva a casa mia e passava mezz’ora con me. Accadeva tutti i giorni. Era il suo modo per farmi sentire parte del gruppo. Non l’ho mai detto prima, ma è una cosa che porto nel cuore”. La diagnosi esatta fu: cavernoma, ovvero una malformazione vascolare del cervello. Non manca una frecciata durissima a Luciano Spalletti, neo allenatore della Juventus e personaggio abbastanza controverso e discusso: “Mi chiamò nel suo ufficio per dirmi che voleva rilanciarmi. “Cosa devo fare per ritrovare uno dei difensori più forti del campionato”, mi chiese. All’inizio, infatti, mi diede fiducia. Poi dopo quella partita terribile contro il Verona, scelse di non farmi più giocare. Mi convocò e mi disse che sarei dovuto andare via, che il mio livello era di uno che poteva giocare al Frosinone. Quindi in Serie B. Fu brutto, non tanto per la scelta ma per i modi usati. Mi sono sentito umiliato. Non credo, però, di essere l’unico ad averci discusso nel corso del tempo…”. Infine, il sogno di tornare nel mondo del calcio: “Fino a due anni fa non riuscivo a guardare nemmeno una partita. Mi veniva un nodo allo stomaco. Ora sono tornato a guardarlo, anzi mi piacerebbe allenare. In panchina vorrei riprendermi quello che la sfortuna mi ha tolto da calciatore”.
Storie, Leandro Castan e la battaglia contro il male
Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora.
Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio.
Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
Nessun commento
Nessun commento