Su Spalletti
Nainggolan racconta un aneddoto particolare nel suo rapporto speciale con Luciano Spalletti, suo allenatore ai tempi della Roma. “Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. Mi disse: Adesso tu questa settimana dormi qui perché non voglio che esci”. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle dieci e mezza, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi. Dicevano che se non bevevo e non fumavo potevo giocare al Real, ma senza il mio stile vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso. Avevamo una sintonia bellissima. È stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene.”
Su Monchi
Il calciatore rivela che il direttore Monchi fu la causa per cui decise di andare via dalla Roma. “Come uomo sono uno che deve stare bene con sé stesso tutti i giorni. Non ho mai avuto problemi a dire quello che penso. Potevo rimanere ma poi è arrivato il direttore Monchi, che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando l’ho saputo gli ho detto che avrei deciso io dove andare. Sarei potuto rimanere ma gli ho detto che non sarei riuscito a salutarlo tutti i giorni, voleva fare il finto amico.”
Sulla Juventus
Sulla Juventus, club in cui non avrebbe voluto giocare anche a causa di presunti “favoritismi arbitrali”. “A me piaceva Football Manager e io non prendevo mai la squadra più forte. Quando una società come la Roma vince lo Scudetto sarà festa per vent’anni, mentre alla Juve lo devi vincere ogni anno. È diverso come sentimento. E poi c’è il discorso arbitri. L’ho provato sulla mia pelle. Quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci ho giocato e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Poi arrivo alla Roma: prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e c’è stata la stessa storia con la Roma.”
Sul Var
Inoltre, aggiunge sull’utilità dello strumento del Var: “Var? Penso che il calcio deve essere come una volta. Se si fanno gli errori anche con il Var allora è giusto toglierlo e far sbagliare gli arbitri normalmente. Il vero calcio è un altro, non è questo. Il calcio è uno sport di contatto. Non c’è più furbizia. Il Var ha cambiato e sta limitando il calcio”.
Il paragone con Pogba
Sul paragone con altri giocatori: “Ai miei tempi in Serie A forte come me c’erano forse solo Vidal e De Rossi. Pogba? Ero più forte di lui, ha fatto solo tre anni buoni in carriera. Io non mi sono mai infortunato gravemente. In questo momento sto ancora giocando ma sto pensando di prendere il patentino. A vedere quello che c’è in giro credo di poter fare l’allenatore. Oggi parlo con tanti del Piacenza. Parlo con Daniele Conti, lo sento spesso, lo vedo spesso. De Rossi è stato importante, Totti è stato importante. Francesco non lo vedevi mai fuori dal campo ma avevamo un bellissimo rapporto”.