La matassa è ancora intricata, ma nelle ultime ore è comparsa una possibile via d’uscita. Giovanni Malagò potrebbe diventare commissario della FIGC che lui stesso presiede, traghettando la Federazione verso nuove elezioni e trasformando così il provvedimento di commissariamento in una soluzione di compromesso.
È questo lo scenario sul quale si lavora nelle ore che precedono la riunione della Giunta Nazionale del CONI, convocata oggi alle 13 per decidere sul caso nato dal mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza federale. Prima del voto è previsto un faccia a faccia tra il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e lo stesso Malagò.
È una soluzione che ha quasi il sapore del paradosso. Il CONI potrebbe infatti procedere con il commissariamento della FIGC, ma affidare l’incarico proprio a colui che è finito al centro della controversia.
che avrebbe il compito di accompagnare la FIGC verso una nuova tornata elettorale. Secondo lo scenario emerso nelle ultime ore, l’obiettivo sarebbe infatti arrivare a nuove elezioni entro il termine previsto dallo Statuto, dopo aver risolto il nodo del tesseramento che ha fatto esplodere la vicenda.
Una soluzione che permetterebbe a Buonfiglio di non rinunciare formalmente alla strada del commissariamento e, contemporaneamente, a Malagò di non essere estromesso immediatamente dalla gestione della Federazione.
Il corto circuito giuridico
Il problema nasce da una questione giuridica precisa: il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura e della successiva elezione alla presidenza FIGC.
Il CONI ha raccolto alcuni pareri che considera decisivi e che sostengono la rilevanza del tesseramento come requisito per la candidatura.
Dall’altra parte, la FIGC ha fatto predisporre cinque pareri pro veritate secondo i quali il tesseramento non sarebbe stato un requisito essenziale e, soprattutto, la situazione non sarebbe sufficiente a giustificare un commissariamento.