Oggi parliamo di Andrea Carretti, storico speaker del Genoa. L’uomo si è raccontato senza filtri e a cuore aperto : “Mi chiamarono per una sostituzione e fu un derby memorabile”. Dall’esordio casuale in una stracittadina storica alle oltre 300 partite raccontate: il professionista ripercorre a Fanpage.it la sua esperienza da speaker del Genoa tra emozioni, responsabilità e passione. Un viaggio dentro lo stadio, tra rituali, tifosi e il brivido eterno di gridare una formazione davanti a migliaia di persone. C’è chi allo stadio urla dalla gradinata e chi, per destino o per caso, si ritrova al centro del campo con un microfono in mano a raccontare le emozioni di un’intera città. Andrea Carretti è praticamente entrambe le cose: tifoso genuino e voce ufficiale del Genoa Cricket and Football Club protagonista di una storia iniziata quasi per gioco e diventata, nel tempo, un viaggio lungo ben quindici anni tra brividi, derby e momenti indimenticabili. Il suo racconto è a Fanpage.it, per la rubrica “Vita da Speaker”, riportiamo integralmente il botta e risposta fra giornalista e speaker.
L’ intervista integrale
Da quanto tempo è lo speaker del Genoa?
“L’8 maggio festeggio 15 anni. Un traguardo importante”.
Com’è iniziata questa avventura?
Per puro caso, ed è successo proprio nel giorno più incredibile possibile: un derby. Mi chiamarono pochi giorni prima per una sostituzione e mi ritrovai allo stadio con il microfono in mano. Era il famoso derby deciso al 96′ da Boselli… un debutto indimenticabile”.
Si ricorda un episodio particolare di quella partita?
Eccome! Il gol decisivo fu segnato da un giocatore che non avevo nemmeno in lista. Non sapevo il nome di battesimo! Abbiamo dovuto cercarlo al volo… sono passati quasi 50″ prima dell’annuncio. Un’eternità!”
E da lì non si è più fermato?
“Esatto. Dopo due settimane mi hanno richiamato e da allora sono oltre 300 partite”.
Che effetto fa, dopo tutti questi anni, entrare allo stadio?
“Ancora oggi provo i brividi. Indossare la divisa del Genoa per uno che era in gradinata da tifoso è qualcosa di incredibile”.
Ha dei rituali prima della partita?
“Più che scaramanzia è preparazione: controllo le pronunce dei giocatori, soprattutto avversari, e faccio sempre una passeggiata sul campo con il microfono per le prove audio”.
Durante la partita ha libertà di improvvisazione?
Fino a un certo punto. Rappresento una società storica, quindi serve rispetto del ruolo. Però negli spazi come le interviste agli ospiti posso esprimere la mia professionalità.
Si è mai preso qualche “libertà”?
“Una volta sì: una parata decisiva di Mattia Perin l’ho annunciata come fosse un gol. Il pubblico ha risposto come se avesse segnato lui. Dopo mi ha chiamato un dirigente… pensavo di aver esagerato, invece mi ha fatto i complimenti!”
Ci sono anche momenti difficili da gestire?
“Sì, e lì emerge la vera responsabilità. Devi essere una voce calma, chiara, che non alimenta tensioni. È fondamentale.
Che rapporto ha con i tifosi?
“Molto bello. Ricevo tanti messaggi affettuosi. Una signora mi porta sempre una caramella per la voce… ormai è diventata una tradizione!”
Il momento più emozionante di questa stagione?
“Il 3-2 contro il Bologna con il gol di Junior Messias al 91’. Ho annunciato quel gol tantissime volte, non riuscivo a fermarmi”.
E nella sua carriera?
“La promozione in Serie A con Alberto Gilardino. La festa in piazza è stata qualcosa di indescrivibile”.
C’è un momento storico del Genoa che avrebbe voluto raccontare?
“La Coppa UEFA dei primi anni ’90. Ero sugli spalti, ma avrei voluto viverla da speaker”.
Ho visto dal vivo il derby di Genova e per me è il più bello d’Italia. Ma come lo vive un tifoso del Genoa?
“È speciale. È vissuto in modo unico: famiglie, amici divisi tra le due squadre, ma con rispetto. È rivalità vera, ma anche tanta goliardia”.
Un giocatore simbolo per lei?
“Marco Rossi, per quello che ha rappresentato in tutte le categorie. E poi Mimmo Criscito, per la sua storia e il legame con il club”.
Dopo 15 anni, cosa la emoziona ancora di più?
“Il momento delle formazioni. Quando sono a centrocampo e urlo i nomi, e lo stadio risponde… èun’adrenalina incredibile, ogni volta come la prima”.