Una Roma da applausi, il Real cade in piedi
Il ritorno di José Mourinho allo Stadio Olimpico doveva essere una serata speciale, ma si è trasformato in una beffa difficilissima da digerire per la Roma. I giallorossi disputano una partita di grande intensità, mettendo in difficoltà il Real Madrid e dimostrando di poter competere alla pari con una delle squadre più prestigiose d’Europa. L’approccio della formazione di Gian Piero Gasperini è aggressivo e coraggioso: pressione alta, ritmo e occasioni non mancano, mentre gli spagnoli faticano a contenere le iniziative dei padroni di casa.
A sbloccare il risultato è Marten de Roon, con una conclusione dalla distanza che sorprende Thibaut Courtois. Il vantaggio romanista dura però appena cinque minuti: Kylian Mbappé trova il pareggio al 25’, sfruttando un’incertezza difensiva e una deviazione che mette fuori causa Gollini. La Roma non si lascia scoraggiare e continua a giocare con personalità, chiudendo la prima frazione con la sensazione di poter davvero compiere l’impresa.
Malen avvicina la vittoria, ma è un illusione
Nella ripresa la Roma riparte con la stessa determinazione e trova subito il nuovo vantaggio. Al 51’ Donyell Malen approfitta di una palla persa dal Real e, dopo l’assist di Rodrigo Mora, batte Courtois con una conclusione che viene deviata. È il gol che accende l’Olimpico e mette in difficoltà Mourinho, costretto a intervenire dalla panchina per cambiare volto alla sua squadra.
Sette minuti più tardi arriva anche il 3-1: questa volta Malen viene servito in profondità da Matías Soulé e non sbaglia davanti al portiere belga. La doppietta dell’attaccante olandese sembra indirizzare definitivamente la sfida, premiando una Roma capace di sfruttare gli errori avversari e di imporre il proprio ritmo. Il Real appare in difficoltà, ma la qualità della rosa madrilena e le mosse dello Special One cambiano completamente il finale della partita.
Il blackout finale: tre corner condannano la Roma
Quando la vittoria sembra ormai a portata di mano, la Roma si spegne proprio nel momento decisivo. Il Real Madrid aumenta la pressione e trova la rete che riapre tutto con Carlos Espí, abile a sfruttare una situazione da calcio d’angolo. Da quel momento i giallorossi perdono certezze e non riescono più a gestire la spinta degli avversari.
All’85’ è Endrick, entrato dalla panchina, a firmare il 3-3 di testa, ancora sugli sviluppi di un corner. La rimonta è completata al 90’: Arda Güler disegna un altro pallone dalla bandierina e Antonio Rüdiger, ex della sfida, trova il colpo decisivo. Tre calci d’angolo, tre gol e una vittoria che sembrava impossibile fino a pochi minuti prima. Per la Roma è una beffa atroce: dopo aver condotto per lunghi tratti e aver costruito un vantaggio di due reti, i giallorossi vengono puniti dalle proprie disattenzioni sui palloni inattivi.
Mourinho e Gasperini, due letture opposte della stessa partita
Nel dopo gara, Gasperini non nasconde la delusione per un finale che rischia di cancellare quanto di buono mostrato dalla sua squadra. «Ci siamo piantati sul traguardo, nel modo meno previsto, sulle situazioni da calcio d’angolo. Siamo stati veramente passivi. Abbiamo perso una partita che avevamo condotto in modo notevole», ha spiegato il tecnico giallorosso. L’allenatore riconosce la grande prestazione della Roma, ma individua nella componente psicologica e mentale una delle chiavi del crollo: negli ultimi minuti, la squadra è apparsa quasi paralizzata, incapace di reagire alla pressione del Real. Gasperini dovrà inoltre fare i conti con le condizioni di Paulo Dybala e Manu Koné, usciti per problemi muscolari.
Mourinho, dal canto suo, sottolinea come la gara sia stata divisa in due momenti completamente diversi. «Sono state due partite dentro una. La Roma è stata superiore in tutti gli aspetti, ma dopo abbiamo avuto 20 minuti con un Real impossibile da fermare», ha dichiarato il portoghese. Lo Special One ha riconosciuto le difficoltà incontrate dalla sua squadra contro l’intensità romanista, ma ha anche evidenziato il peso delle sostituzioni e delle risorse a disposizione del Real Madrid. Sul 3-1, secondo Mourinho, la partita sembrava ormai compromessa; a ribaltarla sono stati la qualità dei subentrati e la capacità di colpire nei momenti decisivi (Mou ha parlaro di “Roma era morta sul 3-1”).Due analisi che raccontano la stessa serata da prospettive opposte: da una parte una Roma capace di giocare una grande partita, dall’altra un Real che non ha mai smesso di credere nella rimonta.
Una sconfitta che fa male, ma non cancella la prestazione
Il 4-3 finale lascia alla Roma soprattutto rabbia e rimpianti. Per oltre un’ora la squadra di Gasperini ha messo in campo intensità, qualità e coraggio, arrivando a un passo da una vittoria di prestigio contro il Real Madrid. La fragilità mostrata nel finale, però, pesa enormemente: tre reti incassate su calcio d’angolo in pochi minuti rappresentano un problema che non può essere ignorato.
Per Mourinho, invece, il ritorno all’Olimpico si trasforma in una notte da ricordare. L’accoglienza del pubblico, il passato giallorosso e infine una rimonta clamorosa, completata proprio da un ex come Rüdiger: una sceneggiatura quasi impossibile da immaginare. La domanda, dopo una beffa simile, è inevitabile: Mou ha davvero ammazzato la Roma, oppure i giallorossi hanno finito per farsi male da soli?