La Juventus non è riuscita a riportare a Torino Randal Kolo Muani nel corso della sessione invernale di calciomercato. Un tentativo tardivo, dai contorni quasi disperati, che ha avuto il sapore di una manovra riparatrice rispetto all’errore commesso in estate, quando la dirigenza bianconera decise di non puntare con decisione sull’attaccante francese, preferendogli Loïs Openda.
Una scelta che, alla prova dei fatti, non ha prodotto i risultati sperati. L’ex Lens, arrivato a Torino con aspettative elevate, non è mai riuscito a imporsi come riferimento offensivo. Le difficoltà di inserimento nel contesto tattico, unite a una limitata incisività sotto porta nei momenti decisivi, hanno trasformato quello che doveva essere un investimento strategico in un’operazione dal rendimento deludente. Numeri e prestazioni restituiscono un quadro ben distante dalle promesse iniziali.
Il confronto con Kolo Muani rende il quadro ancora più impietoso. Il francese rappresentava un profilo moderno e completo, capace di legare il gioco, attaccare la profondità e incidere anche lontano dall’area. Openda, al contrario, si è rivelato un investimento tutt’altro che risolutivo, senza peraltro garantire un reale risparmio economico. Il suo costo complessivo per le casse bianconere si aggirerà infatti intorno ai 45 milioni di euro. I 3 milioni previsti per il prestito oneroso sono già stati versati, mentre i 42 milioni legati all’obbligo di riscatto appaiono ormai poco più di una formalità: sarà sufficiente il raggiungimento della salvezza per rendere Openda a tutti gli effetti un calciatore della Juventus.
La responsabilità della scelta ricade in larga parte su Comolli, il cui errore di valutazione emerge con ancora maggiore evidenza alla luce dell’attuale emergenza nel reparto offensivo e del mancato arrivo di un’ulteriore punta nel mercato di gennaio. Nello scacchiere di Luciano Spalletti mancano oggi bomber di razza, una lacuna destinata a pesare in modo significativo sul bilancio finale della stagione.
Del resto, la Juventus si è trovata costretta a operare con un budget praticamente azzerato, potendo imbastire trattative esclusivamente sulla formula del prestito. Una condizione che spiega anche il rifiuto di Youssef En-Nesyri, poco incline ad accettare il rischio di un ritorno al mittente al termine della stagione.
Juve, Kolo Muani resta un rimpianto: gli errori si pagano