È notizia di pochi minuti fa che la Salernitana ha deciso di puntare su di lui per provare a risalire in Serie B! E, onestamente, siamo tutti molto felici di rivederlo su una panchina. Perché prima ancora che un allenatore, è un uomo schietto, sincero, autentico. Uno che non si nasconde mai dietro un dito. E poi sì, è anche un tecnico competente, preparato, uno che di calcio ne mastica davvero come dimostra la sua carriera. Per noi, nei primi anni Duemila, è stato un mito. Come si fa infatti a dimenticare quel grande Perugia, con cui ha vinto addirittura la Coppa Intertoto. E poi quell’incredibile stagione con il Trapani, arrivato ad un passo dalla promozione in serie A che sarebbe stata storica! E poi quelle lacrime… lacrime vere, per non esserci riuscito. Lacrime che commossero tutti, persino l’allenatore avversario, Massimo Oddo (all’epoca al Pescara e oggi al Milan Futuro), che andò ad abbracciarlo in panchina a fine partita. In quel momento, per la prima volta, lo abbiamo visto piangere. Un uomo all’apparenza duro, quasi ruvido, che però all’improvviso lascia spazio alla delusione, alle fragilità, all’amore puro per il suo lavoro. Ed è forse in quel momento che abbiamo capito davvero chi fosse. Poi, purtroppo sono arrivati gli esoneri, la sfortuna, i fraintendimenti e le promesse non mantenute. E quattro anni lontano dal campo, troppo lontano per uno come lui che vive dell’odore dell’erba e della sacralità dello spogliatoio. Ora la chiamata da Salerno, accettata all’istante, senza pensarci un solo istante. A 67 anni, con la stessa fame di sempre. Con lo stesso sguardo acceso e il furore addosso. Ci auguriamo, con tutto il cuore, che questa sia la piazza giusta per tornare a essere l’allenatore che abbiamo sempre ammirato.