L’ex direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, in una lunga intervista al quotidiano “La Gazzetta dello Sport” rivela quale sia il metodo più giusto per selezionare i calciatori.
“I dati contano poco”
A differenza di quanto sostenuto da molti, tra cui spicca Damien Comolli, dirigente bianconero che fa dei numeri e statistiche il suo cavallo di battaglia, Sabatini dichiara che i dati statistici di un giocatore non hanno importanza: “I dati ti raccontano le cose nel loro numero e nel loro ripetersi, ma non possono descrivere la qualità. Ieri sera ho visto fare uno stop orientato a un calciatore che non è in Italia in questo momento e che non nominerò, ma appena l’ho osservato fare quel gesto tecnico ho pensato: ‘Se avessi avuto squadra in questo momento, l’avrei già comprato oggi, ammesso che sia in vendita’. Queste sono cose che giudichi con l’istinto, con la storia che c’è dentro di te: nel mio passato ho avuto centinaia di giocatori, quindi, quando ne vedo uno, la mia psiche fa un lavoro automatico quasi di selezione naturale”.
“Giocatori ubriaconi, ma fortissimi”
Dichiara invece che a contare in un calciatore sono altri valori, quali la lealtà e l’onestà intellettuale: “Io ho preso giocatori che erano ubriaconi, però hanno giocato un calcio straordinario, quindi mi pare veramente molto limitativo dire che un calciatore si possa giudicare dal fatto che vada o meno in discoteca. Per me conta il fatto che sia leale, che capisca il senso della collaborazione, dell’altruismo, dell’onestà intellettuale”.
“Calcio diverso dal tennis”
Secondo Sabatini, mai paragonare un calciatore ad un tennista. Dichiara sul punto:“Il calciatore non è un tennista, un Sinner, che fa i conti solo con sé stesso o al massimo con il suo staff, ma deve confrontarsi sempre con un gruppo di persone all’interno del quale non sono le regole che ne stabiliscono la forza o la debolezza, ma tutta una serie di piccoli comportamenti legati a principi come altruismo, lealtà e generosità. E questo non lo scopri domandando a un giocatore se va in discoteca o se mangia la pizza tutti i giorni, ma magari notando se, quando un compagno sbaglia un passaggio, gesticola e muove il braccio per mandarlo a quel paese o se rientra per surrogare la distrazione di un compagno o se fa 40 metri per raddoppiare la marcatura”.
L’importanza del confronto diretto col calciatore
L’ex ds gialloroso dichiara di aver sempre parlato coi calciatori prima di acquistarli: “Sì, ci ho quasi sempre parlato, ma non facevo domande particolari, perché non modificavo o prendevo una decisione sulla base dalle parole di un giocatore: quelle sono gratis per tutti, anche per loro… A convincermi sono gli sguardi, i piccoli comportamenti di tutti i giorni.”
Sabatini dichiara che per conoscere i giocatori da acquistare, è opportuno anche informarsi su di loro: “Parlo, mi informo. Mettiamo che mi interessi un giocatore di Zurigo: mi rivolgo a un collega o anche una persona normale che vive in quella città. Quando un giocatore si comporta male chi risiede in quel posto lo sa…”