Damien Comolli ha preso la parola a Hudl Performance Insights 2025, un’evento tenutosi a Londra in cui é stato toccato il tema dell’impiego del data analytics e nel mondo dello sport.
La preminenza dei dati scientifici
Avuto riguardo all’importanza dei dati (numerici e non) ricavabili anche grazie alle moderne tecnologie, l’AD della Juventus é andato controcorrente ed ha di fatto proclamato la supremazia dei dati nelle decisioni strategiche, un’impostazione che potremmo definire molto radicale: “Leggo e imparo tutto il tempo, non mi fermo mai. Ho paura di essere superato dall’industria, ho paura di mancare una innovazione e per combattere questa paura studio sempre. Non leggo mai di calcio, è noioso. Leggo articoli scientifici sui dati, ad esempio se parlano di metodologie, di recupero dagli infortuni. Leggo libri su come guidare le persone, su come negoziare. Cerco di imparare dagli altri sport, non dal calcio”.
Sull’uso dei dati ha poi commentato: “La Juve sapeva che sarei arrivato con i dati perché quello è il modo in cui penso io, è parte del mio modo di guidare il club. La chiave per il corretto uso di dati è un allineamento dall’amministratore delegato a scendere.”
Sulla selezione dell’allenatore
“Tutti gli allenatori nel colloquio con il club fanno la propria presentazione e dicono che tutto va bene. In realtà, quando iniziano ad allenare, dicono che tutto va male. Ora invece io inserisco quelle frasi nel contratto, per ricordare agli allenatori ciò che avevano detto. Io nel colloquio dico: ‘Noi lavoriamo così, questi sono i nostri processi, i dati guidano la scelta dei giocatori, i calci piazzati, la prevenzione degli infortuni e molto altro. Se le va bene è così, altrimenti ci stringiamo la mano e ci salutiamo’. Il coach deve abbracciare questa filosofia“. Ha continuato Comolli riferendosi alla comunicazione tra allenatore e vertici societari (aspetto che solitamente é in appannaggio del DS): “La relazione tra management e allenatore spesso è il grande ostacolo. Serve un ponte, una persona che abbia la conoscenza dei dati e parli il linguaggio del coach”.
Emerge un quadro abbastanza chiaro e per certi versi sconcertante: Comolli bada poco all’aspetto “romantico” dello sport del calcio. La domanda sorge spontanea: il calcio é una scienza perfetta? matematica e statistica applicata esauriscono l’universo delle conoscenze calcistiche?