La conferenza del commissario tecnico in vista di giovedì, quando l’Italia sfiderà l’Irlanda del Nord per l’accesso alla finale playoff per andare ai Mondiali è stata piuttosto interessante e anche dura.
Sulle condizioni di alcuni giocatori
Ha cominciato così: “Bisogna ringraziare la grande disponibilità di Bastoni: è da ieri mattina a curarsi e a lavorare. Vuole esserci e sta dimostrando grande voglia di esserci. Scamacca ha un problema all’adduttore e lo valutiamo giorno per giorno. Tonali oggi farà lavoro a parte e domani spero di averlo a disposizione con il gruppo. Mancini non ha nessun problema, solo un affaticamento. Calafiori ieri ha sentito un piccolo dolorino, ma speriamo di riaverlo in fretta. Chiesa si è presentato, ma aveva dei problemi e abbiamo deciso che era inutile che rimanesse.”
Sul no di Federico Chiesa
La questione riguardante Federico Chiesa è spinosa e il selezionatore chiarisce: “Perchè non è rimasto? Le teste dei giocatori non sono uguali, quando sento che uno è titubante devo fare una scelta, non se la sentiva ed è tornato a casa. Io devo accettarlo, nella vita al di là di una gara i rapporti sono importanti, penso che non avendo grande conoscenza a livello medico, quando uno non sta bene non si può insistere, ho sempre pensato così. Ripeto, abbiamo deciso insieme: non stava al 100% e voleva tornare a casa ed è giusto che lo abbia fatto”.
Sul blocco nerazzurro
Sul momento difficile degli interisti, il c.t. non si preoccupa più di tanto: “Dimarco ha dei numeri incredibili. Con Barella parlo tutti i giorni e ci si aspetta sempre di più da chi gioca a calcio come lui. Mi aspetto un Barella che metta voglia e intensità. È massacrato quando non è al top, ma è il calcio. Lui è forte. Pio Esposito è giovane? Nel calcio conta chi inizia la partita, ma anche chi la finisce. Le scelte non le faccio guardando la carta d’identità”.
Sulla cornice della NB Arena
Importante il passaggio sulla scelta dello stadio su dove sfidare gli irlandesi: “Ho scelto io Bergamo e la Figc mi ha accontentato senza problemi, per esempio San Siro è divisa e può essere pericolosa ai primi errori, aver giocato la mia prima partita lì è stata importante, Bergamo è un catino, speriamo di non aver toppato”. Infine, la difesa del suo gruppo giocatori è un tackle come quando giocava: “Facciamo quello che dobbiamo fare, con spensieratezza. Tutti sanno cosa devono fare. Non li soffoco stando addosso ai ragazzi per 24 ore. Serenità. Non posso pensare di stordire fino a giovedì con messaggi continui e 10 sedute video al giorno. Bisogna approcciarsi alla partita sapendo quello che bisogna fare. Inoltre i miei giocatori non sono degli scappati di casa. C’è gente che ha vinto trofei, scudetti, è arrivata in finale di Champions e ha vinto un Europeo”.