Dopo la sconfitta con la Norvegia e davanti al rischio di non andare al mondiale per la terza volta di fila, il presidente federale Gabriele Gravina ha sollevato dall’incarico il commissario tecnico Luciano Spalletti. Un fulmine a ciel sereno, comunicato alla stampa dal diretto interessato senza troppi giri di parole. Paga colpe sue e non sue, non aiutato dai tanti stranieri che tolgono spazio ai giovani italiani nelle squadre di serie A (e anche di serie B). La nazionale azzurra vive una fase povera di talento, l’allenatore di turno non può fare molto. Ieri c’erano i Nesta, Cannavaro, Scirea, Collovati, Maldini, Gentile, Cabrini, Materazzi, Bonucci, Chiellini: oggi ci sono Di Lorenzo, Acerbi, Dimarco (impressionante come questo ragazzo non abbia 90′ nelle gambe), Udogie e poche altre scelte. Per non parlare della mediana, avevamo Pirlo, Gattuso, Tardelli, Giannini, Ambrosini, Oriali, Berti, Dino Baggio: oggi si muovono ragazzi che non hanno quel talento e soprattutto la fame agonistica. In attacco sono finiti i tempi di Roberto Baggio, Vieri, Del Piero, Totti, Montella, Toni, Gilardino e arranchiamo con i Retegui e Kean. Ora toccherà a Claudio Ranieri traghettare la nazione calcistica italiana verso il mondiale del 2026. Il tecnico ha dato la disponibilità, ma serve il via libera della famiglia Friedkin, visto il nuovo ruolo dirigenziale assunto. Ma è allo studio anche la possibilità che possa ricoprire il doppio ruolo, vista la trasparenza della persona. Le alternative in caso di mancato accordo sono solo due: Stefano Pioli e Roberto Mancini.