Quello fra Gennaro Ivan Gattuso e il Milan è un amore viscerale, destinato a durare per sempre. L’attuale commissario tecnico azzurro in una intervista ha parlato del suo addio alla panchina rossonera, dopo quello da giocatore. Andiamo a leggere le sue parole: “Quando ho deciso di lasciare la panchina del Milan, non è stato per una questione tecnica o di risultati. Me ne sono andato perché non stavo più bene dentro. Non mi riconoscevo più in quell’ambiente, in quello spogliatoio che un tempo era sacro, il cuore pulsante del Milan, dove regnavano rispetto, disciplina e orgoglio. Un tempo lì dentro c’erano uomini veri, colonne che tenevano in piedi un modo di vivere il calcio fatto di valori, di stile e di sacrificio. Poi le cose sono cambiate. Mi sono anche ammalato agli occhi, e quella malattia mi ha costretto a fermarmi, a guardare tutto da un’altra prospettiva. E forse proprio allora ho capito davvero quanto quel Milan, il “mio” Milan, non esisteva più. Negli ultimi mesi ho visto scene che in tredici anni da giocatore non avevo mai visto. Pranzi fissati all’una e gente che arrivava con un quarto d’ora di ritardo. Allenamenti alle nove e mezza, ma c’era chi si presentava cinque minuti prima, come se fosse una cosa normale. E nessuno diceva niente….Io, invece, ero sempre lì prima di tutti — tre quarti d’ora d’anticipo — per fare esercizi, prepararmi, prendere un caffè in pace. Era la mia abitudine, la mia cultura, quella che avevo imparato dai grandi uomini con cui avevo condiviso uno spogliatoio: rispetto, dedizione, umiltà. La ricetta dei veri vincenti….Ma quando capisci che quelle regole non contano più, che la parola “sacrificio” non significa nulla per molti, allora senti che non è più il tuo posto. Io non so chiudere gli occhi davanti alla mancanza di rispetto. E per questo, quel giorno, ho scelto di andarmene”. Ancora oggi traspare tutta l’amarezza di un uomo che ha dedicato una parte molto importante della carriera professionale al Diavolo.