Oggi ricordiamo un grande uomo di sport e di calcio: Mimmo Cataldo. Un uomo che eccelleva in ogni cosa che faceva. E’ stato giornalista (Corriere dello Sport e Gazzetta dello Sport ), è stato un grande arbitro, precisamente di serie A, poi dirigente che si è adeguato ai cambiamenti anche traumatici del calcio. Senza perdere la propria identità. Nella sua Siderno gli inizi conquistando la serie D e con una predilezione per i giovani (vincendo un titolo nazionale). Fa il salto alla Reggina, dove, tra gli altri, porta un calciatore che si chiama Livio Pin (poi al Napoli e tra i 40 pre convocati per Argentina ’78) oppure Roberto Filippi, che diventerà vicecampione d’Italia col Vicenza e vincerà (due volte consecutive) il Guerin d’Oro. A proposito, alla Reggina un giorno ha portato anche un ragazzo molto timido, un altro centrocampista. Lo prendono in giro, gli ripetono che ha i piedi piatti. Lui lo difende e risponde: “Guardate che questo ragazzo diventerà un campione”. Gioca pochissimo nella Reggina e se ne va. Diventerà campione del Mondo con l’Italia nel 1982 e campione d’Italia con l’Inter, si chiamava Gianpiero Marini. Diceva Mimmo Cataldo: “Non prendo calciatori se non li conosco bene” . La formazione del Lecce 1984-’85 ? Te la ripeteva a memoria, anche a distanza di 20 anni. E aveva costruito la serie A del Lecce sulle solida fondamenta del vivaio. In ordine sparso: Luigi Garzya, Antonio Conte, Francesco Moriero, Roberto Miggiano, Dario Levanto, Gianluca Petrachi. Dopo la seconda retrocessione del 1991 ricostruisce in due anni e riporta il Lecce in serie A, stavolta valorizzando i giovani altrui (Alessio Scarchilli, Giampiero Maini, Pierluigi Orlandini) : “Il calcio non può rinunciare alle società cosiddette piccole, che poi in realtà sono quelle che vanno avanti senza supporto di società finanziarie e con il contributo di presidenti appassionati . Il calcio germoglia attraverso queste squadre. Come si regolerebbero le big se non riuscissero ad acquistare giocatori di queste società? Una villa in centro non è tutto: la vita è anche un appartamento in periferia. Il segreto dei successi è questo: scegliere ragazzi di 14-15 anni , renderli prima uomini e poi giocatori, spingerli verso il grande calcio. Il calcio nel 2000 si è politicizzato . Sono entrati i procuratori che qualcosa sottraggono alle società”. Era innamorato del suo lavoro. Tra una trattativa di mercato e l’altra raccontava : “Ho conosciuto tanti uomini di calcio, ma sono sempre curioso di incontrarne altri. Sono lo stesso di Reggio Calabria e di Lecce, avverto la voglia e l’interesse del primo giorno, della prima trattativa e del primo contatto. E lavorerò fino al giorno prima di morire”. Perché qualcuno a malapena fa la cronaca e c’è chi invece fa la storia. E qualche altro è leggenda. Il 10/03/2010 se ne andava Mimmo Cataldo, ma teniamo cara la sua lezione.