Sono passati esattamente sedici giorni dall’insediamento di Paolo Maldini (direttore tecnico e presidente del Club Italia) e Leonardo Nascimento de Araújo (Senior Advisor) in seno alla Figc. È già finito tutto, manca solo il comunicato ufficiale e quanto accaduto in due settimane rasenta il grottesco e soprattutto fa capire che niente vuole essere cambiato. Strano per una nazionale reduce da tre assenze consecutive ai campionati del mondo. Alla fine si è passati da un presidente federale troppo “burocrate” come Gabriele Gravina a un altro non dissimile come Giovanni Malagò. Il fatto che il concorrente in lizza per la poltrona di numero uno della federcalcio fosse Giancarlo Abete dimostra che questa è una nazione per vecchi personaggi. Brutto da dire, ma è la realtà. Ancora più drammatico è notare come le varie caselle federali non siano occupate da ex calciatori. Negli uffici della sede romana di via Allegri Gregorio albergano figure che nella loro vita non hanno mai giocato a calcio e questo spiega molto sul declino della serie A (ultima Champions League nel 2010…) e specialmente della nazionale italiana. Il neo presidente eletto Giovanni Malagò aveva corteggiato e scelto la coppia dirigenziale per “un cambiamento del calcio nostrano”, con pieni poteri decisionali”. Così non è stato, Andrea Pirlo era il prescelto e aveva tutti i requisiti per essere il commissario tecnico. La storia della pubblicità alla Fonbet non sta in piedi, come spiegato dai legali dell’allenatore bresciano. Perché se parliamo di questione etica, Roberto Mancini ha lasciato la barca azzurra in piena estate nel 2023 per denaro arabo. Allo stesso modo, Antonio Conte se ne andò dopo un biennio, ritenendo più importante per la sua carriera tornare a lavorare nei club. La verità è che ci sono state ingerenze non solo politiche (la politica va tenuta fuori dallo sport), ma anche da parte dei club di serie A favorevoli proprio ad Antonio Conte (un modo per evitare che approdasse a qualche società di serie A, diciamola tutta). Adesso guarda caso sta approdando alla guida degli azzurri Roberto Mancini. Questa è la rivoluzione e il rilancio del calcio italiano, il cambiamento tanto auspicato? Niente contro la persona, perbene e a modo, ma parliamo pur sempre di un professionista che è uscito da Coverciano in un certo modo. La sensazione è quella di una grande occasione persa, di una mancata condivisione con uno dei migliori dirigenti del calcio italiano e probabilmente dell’unica persona con la schiena dritta e incapace a piegarsi a determinati compromessi. Basta vedere cosa è diventato il Milan dopo Paolo Maldini. Alla fine si torna al solito discorso: le poltrone e la politica sono più importanti del bene comune e la nazionale è di tutti, in primis dei tifosi. Aggiungiamo il veto posto dai club della massima serie all’eventuale nomina di Silvio Baldini (attuale c.t. della Under 21) per aver definito “lestofanti” presidenti, dirigenti e procuratori sportivi. Sì, siamo alla frutta… Non siamo noi a dirlo, ma quanto accaduto in queste due settimane e lo specifica anche il “no” di Giorgio Chiellini al ruolo di d.t.: si tratta di un incarico prestigioso, probabilmente l’ex difensore juventino ha annusato l’aria che tira e (giustamente) si è defilato.
Editoriale, Malagò-Maldini specchio di un calcio che non funziona
Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora.
Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio.
Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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