La clamorosa eliminazione dell’Italia ha inevitabilmente monopolizzato l’attenzione, ma tra le grandi sorprese dei playoff per il Mondiale 2026 spicca anche il crollo della Danimarca. Una nazionale considerata tra le più promettenti d’Europa non è riuscita a qualificarsi, interrompendo la striscia di due partecipazioni consecutive dopo Russia 2018 e Qatar 2022.
La sconfitta contro la Repubblica Ceca ai calci di rigore rappresenta il punto più basso di un percorso che, fino a pochi anni fa, sembrava destinato a portare i danesi stabilmente tra le grandi del calcio internazionale. La semifinale raggiunta a Euro 2020 (disputata nel 2021) aveva infatti acceso entusiasmo e aspettative attorno a una squadra giovane, solida e ricca di talento.
Una generazione promettente che ha deluso
Negli ultimi anni, la Danimarca ha costruito una rosa di alto livello, inserendo progressivamente giovani di grande prospettiva come Rasmus Højlund, Morten Hjulmand, Gustav Isaksen e Matt O’Riley. Secondo le valutazioni di mercato, si tratta di una delle 20 nazionali più preziose al mondo.
Eppure, i risultati non hanno seguito la crescita del talento. L’eliminazione nella fase a gironi del Mondiale 2022 e quella agli ottavi di Euro 2024 contro la Germania avevano già fatto emergere i primi dubbi. Ma ciò che è accaduto nei playoff supera ogni previsione negativa.
Il crollo iniziato molto prima dei rigori
La debacle danese non nasce nella notte di Praga, ma affonda le radici nei mesi precedenti. La sconfitta contro la Scozia per 4-2 a novembre, decisiva per il mancato primo posto nel girone, ha costretto la squadra guidata da Brian Riemer a passare dai playoff.
Un percorso che sulla carta sembrava alla portata: vittoria contro la Macedonia del Nord in semifinale e finale contro la Repubblica Ceca. Tuttavia, già contro i macedoni erano emersi segnali preoccupanti, nascosti da un risultato finale largo ma ingannevole.
La notte di Praga: tra reazione e condanna
La finale playoff è iniziata nel peggiore dei modi, con il gol immediato di Šulc. La Danimarca ha dovuto inseguire per tutta la partita, trovando il pareggio con Joachim Andersen e trascinando il match ai supplementari.
Ancora una volta in svantaggio, i danesi sono riusciti a reagire grazie a Høgh, portando la sfida ai calci di rigore. Ma proprio dagli undici metri è arrivata la condanna: gli errori di Højlund, Dreyer e Jensen hanno spalancato le porte del Mondiale alla Repubblica Ceca, che torna così alla competizione dopo vent’anni.
Non si cercano alibi
A fine gara, il sentimento dominante è stato quello della frustrazione. Rasmus Højlund ha ammesso che la qualificazione andava conquistata già nel girone, mentre Christian Eriksen — simbolo della nazionale nell’ultimo decennio — non ha usato mezzi termini, definendo “uno scandalo” l’assenza dal Mondiale.
Nemmeno le assenze di giocatori importanti possono giustificare il fallimento. Lo stesso commissario tecnico Riemer ha riconosciuto le responsabilità della squadra, sottolineando come non sia il momento di cercare scuse.