Il verdetto definitivo è arrivato, gelido e inappellabile: il Collegio di Garanzia del CONI ha respinto il ricorso presentato dal Trapani, confermando le decisioni assunte in precedenza dagli organi di giustizia sportiva, e decretando ufficialmente la retrocessione dei granata in Serie D. Una notizia che mette fine a una lunga battaglia legale e che ha scatenato una reazione furibonda ai vertici del club siciliano.
Non si è fatta attendere, infatti, la durissima presa di posizione del presidente Valerio Antonini. Il numero uno granata, che ha investito risorse ingenti per riportare la piazza ai vertici del calcio nazionale, non ha usato giri di parole per commentare l’esito del dibattimento, definendo la sentenza come uno “scandalo senza precedenti”. Secondo la proprietà, la decisione del CONI non terrebbe conto delle ragioni oggettive presentate dal club, configurandosi come un atto che danneggia non solo la società, ma l’intero movimento sportivo trapanese.
Un clima di tensione
La battaglia legale del Trapani era incentrata su presunte irregolarità procedurali e interpretazioni normative che, secondo lo staff legale di Antonini, avrebbero dovuto portare a un esito diametralmente opposto. La bocciatura del ricorso apre ora scenari di profonda incertezza. Il presidente ha lasciato intendere che la società non intende fermarsi, valutando ogni ulteriore grado di giudizio possibile nelle sedi competenti, pur consapevole che i tempi della giustizia ordinaria spesso mal si conciliano con i calendari sportivi.
Riflessi sul futuro
Oltre alla rabbia, resta la delusione di una tifoseria che aveva creduto fino all’ultimo in un ribaltone burocratico. Il progetto di rilancio del Trapani subisce così una battuta d’arresto non indifferente, costringendo l’ambiente a fare i conti con una realtà sportiva che ora deve essere affrontata esclusivamente sul campo, tra le mille difficoltà di un sistema percepito come ostile dalla dirigenza granata.