L’andamento altalenante di Moise Kean è un argomento divisivo tra gli osservatori. L’attaccante é sempre più un enigma. Se nella scorsa stagione si é messo in mostra con numeri interessanti, (25 gol in 44 presenze) il rendimento della stagione corrente é invece di tutt’altro tenore, l’attaccante azzurro ha realizzato appena 2 reti nelle 16 presenze collezionate. Numeri anche difficile da pronunciare per una punta titolare.
Kean più vittima o causa del fallimento viola?
Tutti i suoi difetti sembrano essere amplificati nel contesto di una squadra che arranca non poco.
Il fallimento sportivo della Fiorentina in questa stagione é sotto gli occhi di tutti e sta assumendo i connotati di un caso da studiare. La squadra produce troppo poco: pochi tiri nello specchio, poche occasioni create, attitudine offensiva ai minimi storici. Tutto ció evidentemente si ripercuote a livello individuale nella misura in cui la squadra fa fatica a costruire azioni pulite. Ma, come gli altri interpreti viola, Kean non sta rendendo secondo le aspettative: segna poco rispetto al volume di tiri, alterna momenti positivi a lunghi periodi in cui scompare dal campo.
Il clima pesante, i fischi e la pressione di Firenze non aiutano un giocatore che storicamente ha bisogno di fiducia per rendere. Potremmo dire che il suo rendimento è conseguenza tanto quanto causa della crisi.
Milan occasione di rilancio?
In un mercato sempre più attento alle occasioni e ai profili da rilanciare, il nome di Moise Kean torna a circolare con insistenza attorno all’ambiente rossonero. L’attaccante, oggi in difficoltà nella Fiorentina, potrebbe trovare al Milan il contesto ideale per ritrovare continuità, fiducia e incisività. Ma cosa cambierebbe davvero nel suo rendimento?
Il Milan è una squadra che crea molto più della Fiorentina: più tiri, più presenza negli ultimi metri, più qualità negli 1 contro 1. In un ambiente così, Kean avrebbe finalmente palloni puliti da attaccare, meno compiti spalle alla porta e più possibilità di sfruttare la sua arma migliore: la profondità. Con giocatori come Leão, Pulisic e Loftus-Cheek a generare spazi e superiorità, Kean avrebbe più situazioni “da attaccante puro”. Potrebbe concentrarsi sull’attacco dell’area, senza dover reggere da solo l’intero peso offensivo della squadra, come spesso accade a Firenze. Il Milan è una squadra che vive di transizioni rapide, accelerazioni improvvise e spazi creati dai movimenti di Leão e Pulisic.
Sarebbe la dimensione perfetta per un attaccante come Kean, che dà il meglio quando può correre e attaccare lo spazio alle spalle della difesa. A Firenze, troppo spesso costretto a ricevere palla spalle alla porta, Kean appare imbrigliato. A Milano, al contrario, sarebbe chiamato a fare ciò che gli riesce naturale: muoversi in profondità, attaccare i corridoi, trasformare le verticalizzazioni in occasioni da gol.
Da non dimenticare che al Milan incontrerebbe Massimiliano Allegri, l’allenatore che lo fece esordire in Serie A in maglia bianconera nella stagione 2016-2017.