Gian Piero Gasperini, nel post gara di Juventus-Roma, prima ai microfoni di Sky rispondendo a Capello, poi in conferenza stampa, ha tarpato le ali a Ferguson, l’attaccante della Roma arrivato nell’estate 2025. Il tecnico ha confermato verbalmente le scelte compiute nella formazione, dichiarando l’irlandese inferiore tecnicamente a Dybala e Soulé, ai quali dunque attribuisce la propria preferenza.
Il profilo di Ferguson e il difficile ambientamento alla Roma
Attaccante irlandese classe 2004, Ferguson è considerato uno dei giovani prospetti più interessanti del calcio europeo della sua generazione. Nato a Bettystown, Irlanda, ha iniziato la sua carriera nel Bohemian FC, club della sua città natale, prima di trasferirsi da giovanissimo in Inghilterra al Brighton & Hove Albion nel 2021 all’età di circa 16 anni.
A Brighton ha fatto il suo esordio in prima squadra molto giovane e si è fatto notare con buone prestazioni e alcuni gol nella Premier League, tanto da attirare l’attenzione internazionale.
Dopo il primo grande impatto in Inghilterra, la carriera di Ferguson ha subito un rallentamento a causa di un grave infortunio al legamento crociato, che lo ha fermato per gran parte della stagione 2023-24. Dopo il rientro dall’infortunio ha faticato a ritrovare continuità al Brighton e ha trascorso parte della stagione in prestito al West Ham United, senza però riuscire a imporsi.
È stato in questo contesto che la Roma ha deciso di puntare su di lui nell’estate 2025, ingaggiandolo con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto dal Brighton & Hove Albion. Con questo trasferimento, Ferguson è diventato il primo giocatore irlandese nella storia dell’AS Roma.
Da un lato, nei primi test precampionato ha fatto vedere sprazzi di grande talento, segnando addirittura quattro gol in una amichevole e mostrando buon affiatamento con alcuni compagni offensivi.
Tuttavia, nelle gare ufficiali di Serie A e nelle prime competizioni ha avuto momenti difficili: la continuità nelle prestazioni non è ancora consolidata, e ci sono partite nelle quali non ha inciso come ci si aspettava. Le principali difficoltà sono sul piano prettamente tecnico e nella incapacità di assicurare stanza di rendimento nell’arco dei 90 minuti.
D’altra parte, ci sono state anche prestazioni importanti o segnali di crescita, come gol e assist in competizioni ufficiali, e testimonianze di Gasperini che vede in lui potenziale e lavoro da sviluppare
Dybala-Soulé possono coesistere?
La possibile convivenza tra Paulo Dybala e Matías Soulé rappresenta una delle questioni più affascinanti — e delicate — del progetto tecnico giallorosso.
A prima vista, i due sembrano simili: entrambi argentini, mancini, amanti del pallone tra i piedi e del gioco creativo. Ma è proprio andando oltre l’etichetta che emerge come le loro caratteristiche possano essere complementari, più che sovrapposte.
Dybala è il pensatore dell’attacco. Il suo gioco vive di tempi, letture e qualità nelle scelte. Non ha bisogno di toccare cento palloni: gli basta quello giusto. Ama muoversi tra le linee, abbassarsi per partecipare alla manovra e accendersi quando la partita lo richiede. È il giocatore che dà senso all’azione offensiva, che la rallenta o la accelera.
Soulé, invece, è più verticale e istintivo. Cerca spesso l’uno contro uno, attacca la profondità e non ha paura di prendersi la responsabilità della conclusione. Rispetto a Dybala è più “esterno” nel modo di interpretare il gioco: parte largo, poi converge, creando strappi e imprevedibilità.
La compatibilità tra i due dipende quindi non tanto da ciò che fanno con il pallone, ma da come la squadra si muove senza. Per farli convivere serve una struttura che:
• garantisca ampiezza e corsa (terzini o quinti offensivi);
• assicuri copertura a centrocampo;
• offra una punta capace di fare da riferimento e liberare spazi.
Dal punto di vista tattico, moduli come il 4-2-3-1 o il 3-4-2-1 sembrano i più adatti. In queste soluzioni, Dybala può agire centralmente, libero di cucire il gioco, mentre Soulé parte da destra con licenza di accentrarsi. L’importante è evitare che entrambi vengano schiacciati nelle stesse zone di campo, rischiando di annullarsi.
C’è poi un tema di gestione: Dybala va preservato e, un pó per scelta un pó per obbligo, va utilizzato col contagocce. Soulé va accompagnato nella crescita. Il primo ha bisogno di continuità fisica e di responsabilità chiare; il secondo di fiducia e di minuti per sbagliare e imparare. In questo senso, la loro convivenza può essere anche generazionale: esperienza e freschezza che si parlano.
In conclusione, Dybala e Soulé possono coesistere, ma non per semplice somma di talento. Serve un’idea chiara, una squadra equilibrata e la volontà di costruire un attacco che ruoti attorno alla qualità, senza dimenticare il sacrificio collettivo. Se la Roma riuscirà in questo equilibrio, potrà avere tra le mani una coppia capace di accendere l’Olimpico con classe e fantasia.