Nelle ultime undici partite di campionato il Bologna ha raccolto la miseria di 6 punti, per una media punti/partita di 0,54 che, se calcolata su 38 incontri, darebbe come proiezione finale 20,5 punti. Significherebbe retrocessione sicura. Per fortuna, la squadra aveva raccolto molto nei primi 12 match, per cui, con 30 punti in 23 partite finora disputate, ora la media punti/partita è di 1,30, con proiezione finale a 49 punti. Al di là dei numeri, sembra che i giocatori siano completamente disorientati e sfiduciati. Non credono più né in sé stessi, né in quello che devono fare, ovvero in ciò che chiede loro l’allenatore Vincenzo Italiano, circostanza, quest’ultima, molto grave e pericolosa. La squadra appare sfaldata sotto ogni punto di vista, tanto che, al primo episodio sfavorevole, essa crolla senza poi accennare ad un minimo segno di reazione. Mancano pressing, aggressività, intensità, furore agonistico, concentrazione, voglia di imporsi per ribaltare le difficoltà. Il tecnico sembra in totale confusione. E’ incomprensibile come si possa affrontare il centrocampo a 3+1 del Milan (Modric, Fofana, Rabiot + Loftus Cheek), con solo Remo Freuler e Lewis Ferguson in mediana, dei quali lo svizzero più basso, e con Jens Odgaard più alto al centro della trequarti. Dato l’avversario, non sarebbe stato più funzionale tenere i due mediani bassi in parallelo ed aggiungere Pobega di rinforzo? Il Milan, di suo già molto più forte, ha giocato sulle problematiche rossoblù. Qui emerge un altro grosso problema che va ben oltre la sconfitta. E’ infatti altrettanto incomprensibile come lo stesso allenatore non sappia e/o non voglia mettere riparo e copertura a quell’inquietante squilibrio di struttura che trova completamente inermi e vulnerabili ogni qual volta l’avversario di turno verticalizza profondamente. Se a questo oramai cronico problema strutturale si sommano i seriali errori individuali in fase difensiva e l’innegabile fatto che uomini chiave come Remo Freuler, Lewis Ferguson, Jens Odgaard e Riccardo Orsolini sono nettamente sottoperformanti, si capiscono i motivi per i quali si è scatenata la tempesta perfetta. Non bastano qualche svista arbitrale, gli infortuni e la malasorte per giustificare questo trend fortemente negativo che dura da 11 partite. I discreti match contro Celtic Glasgow e Maccabi Tel Aviv, oggettivamente avversari improbabili, non fanno testo. Oramai compromesso un piazzamento in campionato che possa valere l’Europa, ora la squadra è attesa da impegni cruciali per proseguire in Coppa Italia ed in Europa League. A tal proposito, la preoccupazione è ancora più forte dal momento che non si capisce come lo staff tecnico possa trovare gli strumenti per fermare la deriva e riprendere la giusta rotta.