Oggi la copertina di Storie è dedicata all’ex trequartista Massimo Orlando. Classe 1971, friuliano di San Donà di Piave. Nella sua carriera ha indossato le maglie di Conegliano, Reggina, Fiorentina, Milan, Atalanta, Pistoiese. Nel 1992 vinse la medaglia d’oro agli Europei Under 21. Ha una figlia, Vittoria, nata nel 2001, che lavora come giornalista per Sky Calcio. Alla fine della carriera agonistica ha vissuto momenti di alterne fortune: imprenditore nel settore della ristorazione, era arrivato anche a gestire due locali prima di essere costretto a lavorare come cameriere per un periodo. Ha rivelato una intervista di aver sofferto di depressione per problemi economici. Ma andiamo a leggere le parti più importanti del suo racconto: “Smettere col calcio per me fu un trauma, andai in depressione. Non lo avevo scelto io, mi era stato imposto dal destino. Volevo soltanto essere coccolato e invece la mia famiglia mi ha fatto sentire in colpa perché sarebbero dovuti tornare a lavorare. Per anni non ci siamo più né visti né parlati”. Massimo Orlando ripensa ancora oggi a quel periodo complicato e non nasconde la delusione per la reazione dei suoi genitori quando decise, a soli 30 anni, di fermarsi dopo una lunga serie di infortuni. Otto operazioni al ginocchio gli avevano tolto la possibilità di esprimere tutto il suo talento, costringendolo a chiudere la carriera nel 2001. Aveva vinto una Coppa Italia e una Supercoppa Italia con la Fiorentina, la squadra dove ha lasciato il segno, oltre a una Supercoppa europea e un’altra italiana al Milan, ma la sua storia si è interrotta troppo presto. Dopo il ritiro si è trovato a fare i conti con la solitudine e la mancanza di sostegno proprio da chi si aspettava fosse il suo punto fermo: “Ho avuto una grande fortuna, ma sono sempre stato uno con le tasche bucate. E soprattutto molto generoso. Troppo. Con i primi stipendi ho comprato una macchina nuova e delle case ai miei genitori e a mio fratello. Poi ho capito che nella vita, quando hai dei problemi, spesso non ricevi lo stesso aiuto. Da parte loro mi sarei aspettato di più. Soffrivo per il male al ginocchio e loro sostenevano che il dolore fosse solo nella mia testa, che me lo stessi inventando”. Il rapporto con la famiglia si è spezzato proprio in quel momento: “I parenti hanno provato a riavvicinarci e ci siamo riusciti dopo il funerale di papà. Mia mamma è una donna tostissima, poco affettuosa. Non ha mai ammesso di aver sbagliato”. Dopo il calcio, la sua vita ha preso strade diverse. Per un periodo ha evitato qualsiasi cosa gli ricordasse il pallone. Si è buttato nella ristorazione, gestendo diversi locali a Firenze, la città che è diventata la sua casa. Alcuni affari sono andati bene, altri meno, e non sono mancati i problemi con soci poco corretti. Oggi commenta le partite per Radio Rai e, quando può, dà una mano a un amico nel suo ristorante: “Mi diverto tanto, faccio anche il cameriere e il pizzaiolo. È importante imparare a fare tutto perché l’imprevisto è dietro l’angolo. Se il cuoco si ammala e ci sono 50 prenotazioni che fai? Dai 52 anni mi sono messo a lavorare intensamente”. C’è stato anche un periodo in cui si è lasciato andare, tra viaggi, casinò, hotel di lusso e serate nei posti più esclusivi: “Il calcio era andato male, nella ristorazione avevo trovato persone che si sono rivelate una delusione. Mi dicevo: “Non sono capace a fare niente”. E quindi mi sono buttato sul divertimento. Quando vedi le cose belle, poi fai fatica a rinunciarci. Il rischio di farsi male c’era, ma sono situazioni che ho gestito. Non ho rovinato nessuno. Semplicemente per 15 anni sono stato dentro a un sogno”.
Storie, il genio di Massimo Orlando
Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora.
Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio.
Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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